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"È un film in 'carne e ossa', ma gestito dal regista televisivo Sam Weisman come fosse un cartoon: del resto, questo Tarzan elastico, acrobatico, nerboruto e un po' tonto, che lascia l'impronta sugli alberi, è un personaggio nato nel '67 e poi dimenticato se non nelle serie di successo pomeridiane della tv. (...) C'è in 'George re della giungla... ?' qualche idea arguta, la voce fuori campo sembra quella stentorea dei vecchi trailer, c'è il rispetto per tutti gli stereotipi, ma il target è proprio per ragazzi, un repertorio prevedibile e fracassone che divertirà i teenagers". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 18 aprile 1998)
"Una commediola esile esile che pretende di essere spiritosa senza riuscirci (quasi) mai: tra le rare battute decenti si insinua a tradimento qualche rumoraccio, di provenienza gorillesca per il quale il povero Avaro Vitali vent'anni fa venne metaforicamente lapidato sulla pubblica piazza di Cinecittà. Con Disney in vita non sarebbe sicuramente accaduto". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 aprile 1998)
"Diretto da Sam Weisman, 'George re della giungla?' è una sequenza di gag per bambini sono gli otto anni, realizzate in larga parte con gli effetti speciali e che ha fatto la delizia dei piccoli americani. (...) Sullo sfondo riaffiora il mito del buon selvaggio e del ritorno alla natura, che sarà anche in clima 'new age' ma, nel caso, risulta poco più di una convenzione obbligata. Funzionano meglio i rimandi al repertorio della Walt Disney: come quello finale al 'Re Leone'. Ognuno in fondo, ha il diritto di citare i suoi 'classici'". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 19 aprile 1998)
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