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Generazione 1000 Euro Recensione

"Generazione 1000 euro" recensioni

Scheda Film
Generazione 1000 euro
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-04-28 07:00:55
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Se potessi avere 1000 euro al mese

Matteo vive a Milano, ha trent'anni, è laureato in matematica, ma è costretto a lavorare nel reparto marketing di una grande azienda. Riesce a stento a pagare l'affitto di una casa che divide con l'amico Francesco. Il ragazzo vorrebbe dedicarsi all'insegnamento universitario della matematica, ma riesce a essere soltanto l'assistente 'volontario” del suo amato professore. Le cose vanno maluccio: Matteo viene lasciato dalla fidanzata e il contratto non viene rinnovato. Che fare? Tornare da mamma e papà? Irrompono nella caotica esistenza del protagonista la fiduciosa Beatrice e la razionale Angelica. Matteo è a un bivio, deve scegliere fra due donne e fra due vite diverse...

Tutto questo non è un film

Una commedia gradevole, non c'è che dire. Generazione 1000 euro, con garbo e poca fantasia, fa luce sui trentenni di oggi, costretti a barcamenarsi fra lavori odiosi e scarsamente remunerati, speranze e sogni sigillati in un cassetto di cui forse si è gettata via la chiave. Il film di Massimo Venier utilizza con maestria gli stereotipi della commedia senza cadere nell'eccessiva ovvietà. Eppure, ridendo e sorridendo, al termine della pellicola una certa amarezza coglie la platea. Sebbene Generazione 1000 euro lasci spazio a una realtà evidentemente edulcorata rispetto alla verità esasperante di dinamiche lavorative estranee alla propria natura, ma necessarie alla sopravvivenza, non lascia indifferenti l'estrema fragilità del finale. Certo la speranza trionfa, l'amore pure, i buoni sentimenti, la fiducia in se stessi e nel futuro aleggiano nelle sequenze finali, ma non è questo che si porta fuori dalla sala. E', infatti, da ricercare nel sottotesto il ritratto di una società che molto esige e poco offre. Di fatto Matteo, il protagonista, è un ragazzo che vorrebbe mantenersi, insegnando matematica all'università, ma non può perché concorsi non trasparenti gli impediscono la carriera accademica; di fatto l'amico Francesco pare non essere capace di assumersi nessuna responsabilità; di fatto Beatrice non si adatta a lavori di ripiego, ma è costretta ad accettare una supplenza lontana; di fatto Matteo è in una azienda che odia e che lo sfrutta, di fatto le decisioni vengono prese giocando a basket o alla playstation, di fatto 'questa è la generazione che per la prima volta nella Storia sta peggio di quella dei propri genitori”: di fatto Matteo sceglie di essere un precario per ora felice, perchè speranzoso e non un precario già infelice.

Gradevole, dicevamo, una commedia tendenzialmente consolatoria, tratta dal libro omonimo di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, che si mette in evidenza per un intreccio semplice e collaudato, per le battute lievi ma piacevoli e per la psicologia dei personaggi, che, sebbene non sia animata da moti particolarmente complessi, concede la possibilità di identificarsi senza freni. Tutto funziona, tutto è calibrato bene. Bravi gli interpreti (Alessandro Tiberi, Valentina Lodovini, Carolina Crescentini, Francesco Mandelli, Paolo Villaggio, Francesca Inaudi, Francesco Brandi), buono il ritmo, perfetta la colonna sonora, motivate le scelte di sceneggiatura. Eppure, quel 'sorridiamoci su” che è la nota di fondo di Generazione 1000 euro sfocia nella cruda consapevolezza che la realtà è decisamente più dura e difficile, e che tutto questo non è un film.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
Generazione 1000 Euro
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-10-06 04:14:31
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Il film diretto da Massimo Venier e scritto con Federica Pontremoli ha le carte in regola per fare il punto sull'onda della commedia di argomento giovanile ma soprattutto, più in generale, sull'efficacia della commedia alle prese con la societa contemporanea. (...) Niente da dire sul ricorso agli stereotipi da commedia, peraltro serviti con spirito e ironia. Quale più quale meno lo fanno tutte le commedie; e mai come in questa stagione ne abbiamo sotto gli occhi tante meritevoli. Più o meno ambiziose, attente, originali, di qualita. (...) Ma perche resta, così spesso, l'impressione di un'eccessiva semplificazione, la sensazione che le commedie - gia arma forte del cinema italiano - rincorrono una realta più complessa senza afferrarla e rappresentarla?."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 24 aprile 2009) "La commedia sentimentale giovalinista, genere ormai unico, e obbligatorio per legge, del nostro cinema commerciale, e brizzolata da una quindicina di situazioni e battute riuscite, buffe e eccentriche- sono in sei tra autori del libro, dialoghisti e sceneggiatori ad averci messo l'ingegno, e si sente che neanche uno di loro e interista - ma e come in una partita di calcio disporre di troppi assist senza mandare mai in rete nessuno. E' il bersaglio che e falso, l'obiettivo mal scelto. I1 messaggio che l'abituale regista di Aldo Giovanni e Giacomo (che di feticci, non solo bancari, e esperto, Tsai Ming Liang ringraziera) lancia ai giovani sfigati di oggi, precari eterni (bravi ragazzi, generosi, sfruttati, spoliticizzati, secchioni: gli altri cosa pretenderanno mai? ), vittime di una meritocrazia mai rispettata, non getta vetriolo come dovrebbe sul qualunquismo ossessivamente d a moda (Raicinema produce)." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 24 aprile 2009) "Che fare? Essere o non essere? Agire o stare fermi? L'antica domanda risuona con echi giovanilistici nel film di Venier che parte dal sociale ma fa tappe forzate nella privacy e nell'instabilita affettiva raggiungendo un tasso di bella, simpatica e calcolata confusione nella seconda parte, concludendo che non ci sono scienze esatte (neppure la matematica insegna il prof. Paolo Villaggio, intonato e malinconico), al massimo c'e la solitudine dei numeri primi come avverte Paolo Giordano. E quindi neppure sui sentimenti si può giurare, specie in una situazione di sicura insicurezza italiana, dove il cinema sta esplorando curioso i malanni della new generation tarpata di speranze: dopo Virzì e 'Fuga dal call center', oggi Venier, con un buon cast (Tiberi, Ludovini, Crescentini, Mandelli) insegna a prenderla con filosofia, a farsi una ragione esistenziale e ci mette qualche scorciatoia comica (buco nel pavimento!) mandando avanti di alcune caselle il nostro cinema che per parlare di giovani non s'incarta nel sentimentalismo coatto delle notti degli esami, ma cerca pur con qualche manierismo la radiografia di un malessere che vale e 940 al mese." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 aprile 2009) "Venier si mette al servizio di un cast ben amalgamato di giovani attori sempre più bravi (il protagonista Tiberi si e fatto le spalle nella serie 'Boris', Crescentini si conferma, Valentina Lodovini non smette di crescere) così come la sceneggiatura instradata su binari precisi (e troppo rassicuranti, soprattutto nel finale). Ma piace la descrizione della multinazionale a tempo determinato (come i contratti su cui si fonda e perche sempre a scadenza, in attesa della prossima fusione), il triangolo amoroso e funzionale, i dialoghi a volte regalano semplici e illuminanti verita (il ciao sono Matteo Moretti, un luogo comune iniziale e una dichiarazione d'intenti e un ritratto generazionale). Il precariato spiegato al grande pubblico, con le figurine che conosciamo: la prof idealista, la manager workalkoholic, il genietto laureato inchiodato a una scrivania di un reparto marketing, un jolly sorridente 'perche il nostro piangere fa male al re, al ricco e al cardinale.' Non ci resta che ridere." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 24 aprile 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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