"Fantascienza vecchio stile, senza alieni e mostri, che con piglio didascalico e non moralistico ci avverte del pericoloso futuro (come in 'Starship troopers', ma senza formiconi giganti: è un XXI secolo tirato a lucido). Dentro, le polemiche recenti sulla genetica, le clonazioni, la perdita dell'identità: discorsi fanta condivisibili, illustrati con un cast arricchito dal 'direttore' Gore Vidal. Nel titolo le iniziali di 4 componenti del Dna: guanina, adenina, timina, citosina. La domanda è: si può modificare il destino (genetico)? Per fortuna il film, duro e coerente, non risponde: ci fa giocare dentro un incubo forse non lontano". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 marzo 1998)
"Astruso e ingarbugliatissimo fumetto fantascientifico con profonde venature gialle, che s'arrampica negli sconosciuti meandri dell'ingegneria genetica per impapocchiare un'assurda storia, che sta in piedi solo dal punto di vista scenografico. L'altezzosa Uma Thurman e l'imbambolato Ethan Hawke fanno i colombi solo per contatto". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 2 marzo 2001)
"Prodotto da Danny De Vito e dotato di un ottimo cast di supporto (Alan Arkin, Ernest Borgnine, Gore Vidal nella parte del direttore Josef), 'Gattaca' è un fantathriller coinvolgente, che prende molto sul serio le proprie implicazioni di biotecnia. Ciò comporta un indotto di moralismo e una certa indulgenza alle tentazioni didascaliche (l'eroe fa di nome 'Uomo libero'; il suo complice 'Eugene'), prima di arrivare a un finale che celebra il trionfo del prodotto umano vecchia maniera sui figli della manipolazione genetica. Se 'Gattaca' trasmette un vero senso di inquietudine, ciò si deve non esclusivamente al suo soggetto, ma anche a un apparato visivo di livello superiore: le scenografie di Jan Roelfs, candidate ai prossimi Oscar. Roelfs ha disegnato una società del futuro levigata fino all'astrazione, pulita e asettica fino alla maniacalità (in confronto Metropolis di Fritz Lang era un parco dei divertimenti), in cui si muovono organismi perfetti e robottizzati in completo nero che paiono usciti da un quadro di manritte". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 marzo 2000)
" 'Gattaca' è costruito come un thriller metafisico sulle suggestioni della donazione: pur ambientato in un futuro dove si vola nello spazio, è un film chiuso, claustrofobico giocato su fobie quotidiane come l'ossessione per la pulizia la Paura della morte per annegamento. Andrew Niccol neozelandese da anni attivo a Londra nel Campo della pubblicità l'ha scritto e diretto pensando forse a certi classici 'minori' della fantascienza anni '50, da 'Invasione degli Ultracorpi' a 'Nel 2000 guerra o pace'. Il risultato è un film bislacco, lento, intellettuale nei senso più bieco del termine; gli americani hanno fatto il nome di Antonioni e tale citazione nella sua follia, può aiutarvi a capire il tono snob del film e, soprattutto dei suoi lambiccati dialoghi. Slawomir Idziak firma una fotografia perennemente gialla: il futuro é malato di itterizia. Uma Thurman é bellissima, Ethan Hawke un po' meno, Alan Arkin è bravo come sempre ma dà la netta impressione di aver sbagliato film. Forse é lui l'Unico Non Valido. E, sia chiaro; è un complimento". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 21 marzo 1998)
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