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"Storie sparse di vite violente e disordinate di provincia dove si tortura il prossimo fisicamente e metaforicamente in un totale isolamento patologico che non risparmia la famiglia, dove si affacciano la Goggi e Villaggio. Storie di ordinaria e giovanile follia. Finale espanso, catarsi di gruppo. Il film di Melchionna e del suo gruppo teatrale da cui deriva il soggetto urla la sua rabbia, ma la scrive in modo generico, non tocca la sintesi poetica. Debordante e curiosa la parte visiva che non si accontenta della sintassi, ma cerca i punti esclamativi interrogativi con un'offerta maxi di emozioni, mescolando stili diversi. Alla fine le parti migliori sono i silenzi, quando vincono l'intuito e/o le occhiate tristi dei ragazzi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 giugno 2005)
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