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La strana coppia?
Quando George Simmons scopre di essere affetto da una grave forma di leucemia, il mondo, ovviamente, gli crolla addosso. Comico e attore cinematografico di successo, George è abituato a vivere senza limiti né restrizioni, e senza legami fissi, ma la malattia lo spinge a ripensare al passato; e soprattutto, al suo unico vero amore, Laura, che lo ha lasciato anni prima in seguito a un suo tradimento. Disorientato, l'uomo torna alle origini e si esibisce in un piccolo cabaret, dove incontra un giovane comico alle prime armi, Ira Wright, che non ha molta fortuna né sul palcoscenico né nella vita privata, poiché la sua timidezza e la sua sensibilità lo rendono impacciato con le donne.
Eppure le battute di Ira impressionano George, il quale decide di ingaggiarlo come suo autore/segretario/tuttofare. E se fra i due nascesse anche l'amicizia? Ma non sarà facile, perché George ha uno stile di vita particolare, e inoltre desidera riconquistare Laura...
Ritratto del comico da giovane
Sembra che anche per il nuovo re della commedia goliardica sia giunto il momento di diventare grande, di acquisire consapevolezza del proprio ruolo e impegnarsi, così, in una esplorazione/riflessione esistenziale attorno alla sua stessa professione: Funny People è insomma il film della maturità per Judd Apatow, che offre qui un'indagine intima e rigorosamente autoreferenziale sul mondo dell'attore-autore comico, dagli scalcagnati esordi sui palchi di provincia - le classiche prestazioni non retribuite, realtà trasversale a ogni dimensione lavorativa - fino ai successi commerciali che spalancano le porte del cinema, dove il comico snatura il proprio humor per adattarsi al pubblico delle famiglie. La coppia di protagonisti, non casualmente, incarna proprio queste due fasi, contrapponendo l'ingenuità e la sensibilità di Seth Rogen al disincantato sarcasmo del bravissimo Adam Sandler, anche lui alla sua prova più matura e sfaccettata. Va detto, però, che Sandler non interpreta il doppio di se stesso; piuttosto, il personaggio di George Simmons appare come una sorta di stereotipo, una figura che coagula in sé i cliché e le caratteristiche tipiche dell'attore comico di successo, con tutto il suo portato di egocentrismo (il terrore costante di rimanere solo), acida ironia ed esilissimi filmetti commerciali, peraltro estremamente verosimili (Funny People è ricco di falsi "film nel film", dei quali vengono mostrate le locandine e persino alcune brevi sequenze; ma, oltre a questo, a conferma di quanto la pellicola sia costruita con materiali eterogenei, abbondano anche vari filmati "di repertorio", come gli scherzi telefonici di un giovane Sandler - ripreso amatorialmente da un altrettanto giovane Apatow, quando i due studiavano insieme alla University of Southern California - e le prime pubblicità e serie televisive girate da Leslie Mann a inizio carriera).
Ciò che inevitabilmente verrà rimproverato ad Apatow è la mancanza di senso della misura, poiché quasi due ore e mezza per una commedia - seppure con tratti intimisti come questa - possono sembrare eccessivi. Eppure, la durata nel complesso non pesa sulla visione. Il ritratto di questo mondo in cui ci si trova sempre sotto esame, di fronte a un pubblico impietoso che in genere non capisce quanto sia difficile "far ridere", è infatti piacevole e molto sincero, mentre l'umorismo è spesso brillante e la sua (ormai risaputa) natura "fallocentrica" per una volta non suona fastidiosa o pretestuosa, ma risulta invece diluita in un clima pacato, velato di malinconia, dove le battute non sono mai urlate e le "volgarità" vengono mitigate dai toni dell'enunciazione. Facendo così dimenticare anche alcune soluzioni narrative un po' troppo facili.
Molti i camei, tutti divertenti e in parte inaspettati; ma a farla da padrone sono soprattutto gli attori di contorno: irresistibile Eric Bana in un ruolo autoironico (attore completo, dimostra qui la sua bravura anche nella commedia), splendida la già citata Leslie Mann, e deliziosi Jonah Hill, Jason Schwartzman e l'emergente Aubrey Plaza, attrice comica che rivedremo con piacere in Scott Pilgrim Vs. the World di Edgar Wright.
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