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Fuga Dal Natale Recensione

"Fuga Dal Natale" recensioni

Film
Fuga Dal Natale
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:07:15
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Joe Roth è un produttore potente ma un regista debole. A 11 anni dalla sua terza regia, questo pezzo grosso di Hollywood aveva già rovinato nel 2001 le potenzialità della commedia 'I perfetti innamorati' rubando la regia a Billy Crystal. Perché non ripetersi? Ecco quindi la quarta regia, 'Fuga dal Natale', commedia natalizia tratta dal best-seller di un singolare John Grisham in versione fuga dai legal-thriller verso la satira alla Tom Wolfe: (...) Non solo il ritmo è fiacco, Allen è nullo (come sempre) e la Curtis non è sexy (lei esplode nella commedia quando ne esaltano il bel corpo come in 'Una poltrona per due' e 'Un pesce di nome Wanda') ma la sceneggiatura di Chris Columbus trasforma presto qualsiasi spunto satirico in una pappetta conformista. E Joe Roth prepara già la quinta regia." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 gennaio 2004)

"Un paio d'anni fa, a Natale, uscì un furbo romanzo di John Grisham, che diventò un best-seller sfruttando l'insofferenza per le festività. Niente di trasgressivo, beninteso: e lo conferma con piena evidenza la versione cinematografica di Joe Roth, che silura appena uno sprazzo di follia ma poi si risolve in un diluvio di luoghi comuni e buoni sentimenti da supermercato." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 gennaio 2005)

"La prima volta di John Grisham in commedia, 'Christmas with the Kranks' ha generato un alto tradimento e quindi ancora un fatto di spionaggio: chi è stato? Si direbbe un mediocre regista come Joe Roth, sintonizzato sui teen agers, che stravolge la cattiva storia, nata per denunciare il finto e costoso buonismo delle cerimonie natalizie, con i pupazzi Frost sul tetto, i cenoni di famiglia, gli inutili parties. (...) Priva di tempi comici, nonostante la bravura virtuale di Allen e la simpatia quasi postuma di Aykroyd, la commediola arriva fuori tempo massimo e vorrebbe ripeterci, copiando il finale di Frank Capra, che la vita è meravigliosa. Ma a conti fatti non restano che smorfie e birignao da piccola città molto all' americana, con colonna sonora molto costosa e natalizia di Irving Berlin e altre glorie." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 gennaio 2004)

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