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Copyright © Cinematografo 2009.
"Diretto magistralmente da Ron Howard (altro candidato all'oscar insieme con il film, lo sceneggiatura e il montaggio), Frost Nixon non denuncia l'origine teatrale ma e un bellissimo film, drammatico, bizzarro, appassionante, tale da non far cedere l'attenzione neanche per un minuto. Se uno poi ci vuole imbastire una riflessione che vada al di la dell'evento si può dire che in questa ricostruzione drammatica assistiamo al grande scontro della modernita: fra una politica ancora concepita secondo retorici accorgimenti ottocenteschi e la tangibile, indiscreta, penetrante realta della TV divenuta una macchina che legge nel pensiero. Nel caso di Nixon quello che non hanno saputo o potuto fare i giudici, lo ha fatto il video. Pensiamo a che cosa avrebbe potuto portare nel passato, remoto e no, la possibilita di utilizzare un simile strumento. Tanti casi rimasti in sospeso, tanti misteri della cronaca si sarebbero chiariti avendone sotto tiro i protagonisti e i testimoni. Come contropartita, c'e piuttosto il rischio che una TV manovrata cambi in tavola le carte della realta. E non e questo che succede continuamente sotto i nostri occhi?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 6 febbraio 2009) "Quando un film e qualcosa di più della storia che racconta (e non accade spesso), allora ha sfruttato un terzo delle sue possibilita (infatti il cinema, come il cervello umano, e uno strumento ampiamente sotto-utilizzato). Raccontare una storia non e tutto, ma e il minimo! Per fortuna 'Frost/Nixon il duello' di Ron Howard e molto di più della storia che racconta, anche se questa storia, per una volta, e gia tanto. Parliamo del famoso incontro-scontro televisivo tra Robert Frost e Richard Nixon avvenuto nell'estate de1'77, tre anni dopo le clamorose dimissioni del trentasettesimo presidente americano, a seguito del più famoso scandalo della storia statunitense: il Watergate." (Dario Zonta, 'L'Unita', 6 febbraio 2009) "I filoni drammaturgici sono diversi: la rivalsa di ciascuno dei due personaggi nei confronti dei mondi di appartenenza, la sete di denaro, la battaglia tra le due squadre di studiosi e giornalisti che affiancano i duellanti, il vero e proprio incontro di boxe - con mosse e contromosse - che e la registrazione della lunga intervista, le donne e l'amore (la parte più debole, anzi inutile, del film), la sfida finale con classico colpo di scena. Finale a cui Howard, regista solidissimo e americanissimo, aggiunge una propria personale postilla. Una sorta di sguardo compassionevole verso l'uomo Nixon che ha sì tradito gli americani, ma che merita di essere guardato con benevolenza perche un po' rincoglionito dall'alcool. Nelle parti di docu-fiction 'Frost-Nixon' e davvero avvincente, in quelle intime molto deludente. Non merita nemmeno lontanamente l'Oscar come miglior film, ma ha dalla sua la potenza del ritmo e interpreti straordinari come Frank Langella (Nixon), Michael Sheen (perfetto Frost), Kevin Bacon (il consigliere presidenziale Brennan)." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 6 febbraio 2009) "Sono due ore di confronto dialettico serrato, che lascia spesso senza respiro: drammaturgia impeccabile e cinema allo stato puro. E' ammirevole come gli americani sanno trarre profitto e insegnamento dalla loro storia, anche recente, in una chiave spettacolare che altrove ha rari e isolati riscontri." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 6 febbraio 2009) "La bravura di Peter Morgan, lo sceneggiatore, e di Ron Howard, e di lasciare lentamente al personaggio di Nixon prendere il sopravvento, concedendo all'ipocrisia americana (e non) le ammissioni finali di Nixon solo dopo averne fatto emergere che, rispetto a chi lo circondava, era un gigante, come coglie con giustificata rabbia il personaggio di Kevin Bacon, che era stato suo consigliere militare alla Casa Bianca. Nel contorno si nota Rebecca Hall, fra le più belle e meno volgari donne apparse sul grande schermo nell'ultimo decennio." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 febbraio 2009) "Nei tempi e nei modi di una lunga intervista tv Morgan e Howard apparecchiano una lezione di storia contemporanea di chiarezza cristallina. Il regista insiste sulla preparazione atletica dei due contendenti, con i secondi rispettivi consiglieri presenti all'angolo del ring, ricordandoci come la tv possa modificare il corso della storia segnando per sempre, oltre ogni ragionevole dubbio, l'immagine di Nixon convinto invece di sfruttarla. Cinque nomination (di cui una a Langella) tutte meritate." (Piera Detassis, 'Panorama', 12 febbraio 2008)
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