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"Se pretendete il rispetto canonico di grammatica e sintassi 'Fratella e sorello' non è film (non è cinema, quello di Sergio Citti) per voi. Se state al gioco un po' sgangherato, scombinato della fiaba picaresca che se ne frega di ogni regola, aguzza ma anche ingenua, indifferente a riconoscibili radicamenti all'attualità della vita sociale e reale, allora resterete contenti, riconoscendo la fedeltà di questo artista da sempre anomalo al suo mondo, al suo donchisciottismo populista e sottoproletario. Che deve a Pasolini non meno di quanto Pasolini, che lo scelse al momento del debutto in 'Accattone' e lo volle fino alla fine accanto a sé come ispiratore, doveva a lui. (...) Sarebbe ridicolo definirlo misogino, e non è certo un manifesto gay. È un inno all'amicizia virile, tanto quanto lo erano i western di John Ford. Con molto di scadente, onestamente, e approssimativo. Ma con un tocco speciale, unico." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 3 giugno 2005)
"'Fratella e sorello' di Sergio Citti, è la storia di un'amicizia nel mondo dei sogni, tra un tipo un po' coatto e un tipino vulnerabile di buona famiglia (Rolando Ravello, bravissimo, libero da 'Almost Blue') pronto ad essere mangiato vivo dalle donne. Si incontrano in carcere, microcosmo ideale per le amicizie e le fantasticherie, finiti dentro a causa di due donne, si muovono con la rabbia repressa di chi non crede più in uno sviluppo decente della società civile, quando invece "dentro" esiste ancora una legge non scritta dell'onore. Il mondo del carcere simula quello esterno con la serietà di un tribunale dal verdetto giusto e il tribunale reale rivela una aspetto farsesco, il valore dell'amicizia è rovesciato dalla furia umana rappresentata da un mondo femminile immaginato, fatto scoppiare nella testa come un pensiero monomaniacale." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 3 giugno 2005)
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