Vuoi le news di Yahoo! Entertainment sul tuo cellulare? Clicca qui
"La sola cosa in cui credo io è che il mio nome è Jonathan Preest, e che stanotte ucciderò un uomo..."
Meahwhile City, la Città di Mezzo: una metropoli futuristica perennemente avvolta nell'oscurità, dove la fede religiosa è legge. Jonathan Preest, unico ateo della città, è un vigilante mascherato con una missione da compiere: uccidere la sua nemesi, l'Individuo, con il quale ha un amaro conto in sospeso.
Londra, il nostro presente. Tre personaggi sono alle prese con i propri drammi personali: Emilia è una studentessa di arte che si ostina a rischiare la vita per il suo progetto di diploma, mettendo in scena e riprendendo i suoi tentativi di suicidio; Milo è invece un giovane tranquillo e sensibile, lasciato sull'altare dalla sua fidanzata e ora in cerca d'amore, nella figura di una sua amica d'infanzia; Peter, invece, è un uomo di fede giunto nella capitale per ritrovare il figlio scomparso.
Un unico momento fatale vedrà confluire i loro destini, sui quali anche Preest, il giustiziere della Città di Mezzo, giocherà un ruolo fondamentale...
Quando i mondi si scontrano
Quattro personaggi e due differenti piani di realtà, destinati a collidere e a risolversi in un unico istante decisivo, punto di convergenza delle loro sorti intrecciate: come testimoniano le produzioni più recenti, i soli esempi di fantascienza cinematografica europea giungono dall'Inghilterra, unico paese a vantare una solida tradizione letteraria (ma anche cine-televisiva) in questo genere così multiforme ed eclettico, adattabile a una grande quantità di storie, tematiche, soluzioni diverse.
Ma mai come nel caso di Franklyn nulla è quel che sembra, e il film si nutre di una commistione di generi solo apparentemente contrastanti: da un lato la cupa distopia di stampo religioso, con una metropoli che rimanda alle atmosfere della Los Angeles di Blade Runner, ma in versione vittoriana, e un vigilante mascherato, ateo e anarchico, ispirato al V di V for Vendetta e soprattutto al Rorschach di Watchmen, da cui eredita l'atteggiamento riflessivo (è il narratore fuori campo) e il look; dall'altro il dramma sentimentale di ambientazione contemporanea, fra una giovane donna borderline animata da istinti autodistruttivi (ovvero il suicidio come forma d'arte, con il volto di Eva Green), un ragazzo sensibile emblema dell'amor tradito (l'ex cantante Sam Riley) e infine un padre dalla fede cieca e incondizionata (Bernard Hill, il capitano del Titanic nel film di James Cameron). Ovviamente il regista e sceneggiatore esordiente Gerald McMorrow, autore finora di cortometraggi e spot pubblicitari, fa corrispondere alle due "anime" del film le scelte visive più adeguate, opponendo alla luce diurna del dramma londinese (pur contaminato da spunti onirici) le tonalità oscure di una Città di Mezzo in cui è sempre notte, disegnata - in parte al computer, in parte attraverso ricostruzioni scenografiche - con l'occhio rivolto al cinema e al fumetto fantastico contemporaneo, ed esprimendosi al meglio nello stile grottesco-vittoriano dei costumi e di alcuni ambienti. Apprezzabile, però, è soprattutto l'elaborazione dell'intreccio: il debuttante McMorrow infatti, lontano dalle trappole dell'inesperienza, per più di un'ora e mezza riesce a tenere ben salde le redini di quattro linee narrative parallele, spostandosi senza grandi incertezze fra i due piani di realtà e sciogliendo l'intreccio con coerenza, nel classico colpo di scena finale che ribalta ogni prospettiva. Niente di rivoluzionario, ma comunque un godibile e sano esempio di fantascienza introspettiva, legata ai sentimenti e ai personaggi più che all'azione, agli affetti più che agli effetti.
Interessante il cast, che bilancia un non troppo convincente Ryan Phillippe con la doppia interpretazione di una tormentata Eva Green.
Copyright © Spaziofilm.it 2009.
