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Probabilmente Frank Gehry è l'architetto contemporaneo più famoso e conosciuto, non soltanto direttamente e da quel pubblico di estimatori ed artisti che ammirano i suoi lavori ma semplicemente da ogni persona cui può essere capitato di ammirare una sua creazione, pur non sapendo di chi era e senza avere necessariamente il culto per le opere architettoniche. Il mistero della grandezza di questo personaggio probabilmente dipende anche dal fatto che la sua figura, soprattutto negli Stati Uniti dove egli vive, è stata vittima di una critica che ha riguardato molti altri personaggi della storia e della cultura: Gehry è divenuto un'icona di cui il mercato si serve, ma ha avuto il merito di essere riuscito a ritagliarsi un suo spazio all'interno di questa realtà sempre più commerciale.
E' artista colui che è pronto a rischiare per creare qualcosa di nuovo
Lo spettatore che si ritroverà a visionare questo film, sarà spiazzato nel ritrovarsi di fronte un prodotto tanto particolare quanto interessante, in quanto attraverso questo documentario si avrà modo di entrare nella vita di Frank Gehry, attraverso il punto di vista altrettanto particolare del noto regista e suo amico, Sidney Pollack, che con intensa passione narrativa ci presenterà un personaggio assolutamente fuori da qualsiasi schema si possa in un primo momento immaginare. Per capire la cura con cui è stato realizzato questo prodotto cinematografico, basti sapere che per girarlo sono occorsi ben cinque anni e che ha partecipato ai prestigiosi Sundance Film Festival e alla cinquantanovesima edizione del Festival di Cannes, come titolo fuori concorso.
Non è però il caso di addentrarsi in discorsi troppo tecnici, poiché il documentario altro non è che la storia di un uomo, che come tale va vissuta ed assaporata, per entrare appieno in quei meccanismi mentali che tramutano le ispirazioni in talento, divenendo tutto ciò che la mente umana è in grado di pensare e realizzare. Chi è davvero Frank Gehry, al di là di un architetto? Probabilmente un artista, forse addirittura un genio.
I primi minuti di pellicola saranno indicativi in tal senso per far comprendere il particolare approccio con cui ogni opera viene pensata, ogni idea resa in continua evoluzione ed ogni progetto fatto e rifatto per infinite volte prima di arrivare a definire quello che è il raggiungimento dell'obiettivo, cogliendo al volo un'idea cercata per tanto tempo. Dovendo descrivere questo documentario, di fatto sarebbe stato opportuno chiedersi quali concetti avrebbero reso al meglio le sensazioni trasmesse dalla pellicola e l'alternativa che si prospettava consisteva nel parlare di ciò che il film mostra e non di cosa rappresenti per le vostre menti. In questo però c'era il rischio di tradire un potenziale lettore di questa recensione, dato che nessuno vuole mai che gli si racconti una storia per intero, quanto piuttosto la struttura di cui essa è composta. Si tratta evidentemente di punti di vista diversi. D'altra parta, come potremmo parlare di un personaggio tanto particolare non coinvolgendo nel discorso la nostra comprensione per le sue idee? Certo, sicuramente quello che potremo raccontarvi circa questo prodotto dipenderà unicamente dalle sensazioni di chi scrive questo articolo, dalle mie letture e dal mio modo di essere. Eppure, nella misura in cui vi porterò ad entrare dentro questa storia, bisogna che anche voi vi distacchiate dal mio modo di essere e riflettiate su ciò che per voi potrebbe rappresentare in senso personale.
Hai un'idea? Sperimentala
Più vi addentrerete nella visione di questo film e meno sarà rilevante questo articolo perché, indipendentemente da quello che potrete leggere in questa sede, saranno i vostri occhi a rivelarvi le emozioni che proverete. Dunque di nuovo, verrebbe da chiedersi chi sia Frank Gehry, degno di meritarsi un intero documentario. Anche rispondendo che si tratta di uno dei più famosi architetti del mondo, la verità è che egli è un artista, un uomo che ha sempre studiato il bello e l'arte fin da quando era giovane. Questa risposta però aprirebbe nuove domande, che inizierebbero ad emergere riflettendo sui concetti di arte ed estetica, terribilmente soggettivi. Eppure il tutto si traduce in un piccolo ma fondamentale esempio, mostratoci dallo stesso Gehry durante una scena del film. Ciò che per molti potrebbe rappresentare poco più di un foglio accartocciato, per lui è un'idea artistica da sviluppare ed applicare all'architettura, un'ispirazione che lo mette in moto e che può essere generata da qualunque cosa, l'inserimento di una libera associazione in concetti concreti, riportando il tutto ad uno dei principi dell'architettura secondo il quale ogni singolo materiale ha lo stesso identico valore delle forme e della progettazione. E' a questo punto che lo spettatore rimarrà rapito da ciò che in un primo momento poteva apparire inaccessibile e comincerà ad aprirsi e a mostrarsi nella sua grandiosa complessità, osservando l'artista in azione, in modo da non correre il rischio che troppe parole divengano semplici costruzioni verbali, non saldamente ancorate ad una reale esperienza di vita.
Il modernismo è la luce dell'arte
Non occorrono molte altre parole per descrivere questo prodotto, tutto quello che ancora c'è da sapere su Frank Gehry altro non è che il racconto di un uomo che ha vissuto affermando con estrema fermezza la propria passione, sperimentando tutto ciò che molti altri avrebbero rifiutato anche a costo di vivere in bilico fino alla tanto attesa svolta professionale che ne ha consacrato il talento. Troverete estremamente interessante vederlo al lavoro, costruire e spiegare il perché delle sue scelte, sentirlo parlare delle motivazioni che lo hanno spinto a cercare sempre nuove strade per non dover mai avere una percezione limitata, ma in cui lo spazio interpretativo è soppiantato dallo stupore per la magnificenza dell'opera, un modo di pensare che è riuscito ad annullare il concetto di innovazione architettonica come minaccia proponendo sempre opere che riescono a suscitare ammirazione per la felicità inventiva con cui sono state create. In fondo, se pensate che stiamo parlando di colui che ha realizzato alcuni dei più celebri edifici del mondo come il celeberrimo museo Guggenheim di Bilbao, la Concert Hall di Los Angeles e del museo della Vitra in Germania, potrete avere una piccola idea della genialità di questa persona. Ogni cosa risulta estremamente chiara ed interessante, al di là dei concetti tecnici a volte forse troppo particolari per poter essere apprezzati pienamente, non solo per il racconto dello stesso protagonista –che risulta molto ironico e simpatico- ma da tutta una serie di interviste condotte dal regista Pollack e sottoposte ad un gran numero di personaggi che, in un modo o nell'altro, sono entrati in contatto con questo bizzarro architetto rimanendone subito rapiti e affascinati.
Per concludere
Trattandosi di un documentario, qualcuno potrebbe pensare ad un prodotto noioso e poco interessante. Non commettete questo errore, vi perdereste uno dei prodotti qualitativamente più interessanti di questo periodo. Il genere è molto particolare, è vero, ma la storia è talmente bella da risultare assai piacevole e coinvolgente. In fondo, citando una frase del film, sono labili le circostanze in cui scopriamo cosa può essere importante per la nostra vita e quindi perché non lasciarsi guidare alla scoperta di idee, sogni e ambizioni sicuramente degni d'essere osservati e ampliati dalle proprie menti? In fondo se è vero che gli artisti sono coloro che vogliono cambiare il mondo, può anche darsi che valga la pena di assistere a quello che sanno fare.
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"Esistono diversi punti in comune tra architettura e cinema, come ha messo in rilievo l'estetica del post-moderno. Sarà forse per questo se Sydney Pollack, il grande regista americano che rifondò i generi negli anni 70, ha realizzato un film così in sintonia con il talento dell'architetto d'origine canadese Frank Gehry per non capendo niente di architettura né avendo mai fatto un documentario. (...) Niente di didattico: Pollack, che di Gehry è amico personale, lo ha concepito come una serie di sketch, di conversazioni a due senza traccia né ordine preciso, ma tali da farci entrare in confidenza col personaggio e con la sua libertà d'espressione. Lo sentiamo parlare di opere concrete e di progetti irrealizzati, lo vediamo manipolare modellini e aggirarsi all'interno di alcune delle sue opere. Condividendo con Pollack il piacere di scoprirne l'imprevedibile itinerario creativo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 30 marzo 2007) "'Frank Gehry - Creatore di sogni' è un appassionato racconto di vita. In cui si dà voce al protagonista e al regista (amici da sempre) come ad altri compagni di scorribande artistiche: Dennis Hopper, Julian Schnabel, Bob Geldof... E mentre sullo schermo scorrono le riprese delle opere di Gehry, Pollack tiene a bada la sua personalità, scomparendo per poi far sentire la sua autorevole presenza solo quando serve. Partendo dai disegni originali, il regista esplora la miracolosa trasformazione da sbilenchi schizzi a matita a capolavori. Nel film si sorride e ci si emoziona, perché niente commuove come la nascita di un capolavoro. E fa tenerezza Pollack, mentre cerca di rubare a Gehry il segreto della creatività, unita all'understatement, perché tutto quello che riesce a strappargli è: 'Sono nato modernista, per me ogni decorazione è un peccato'." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 30 marzo 2007) "In un momento in cui il cinema si dedica al film biografico Pollack, che ha aperto l'Alba film Festival, si diverte a mescolare le carte, privilegiando un sogno ancora in fieri, cercando di inquadrare lo spirito, i dubbi, la coraggiosa simpatia di un artista che, sposando le forme curve di una nuova simmetria ha modificato dal profondo, con originalità, l'idea di spazio della casa e di un luogo pubblico come il prediletto museo, attrazione di Bilbao. Un film sul piacere della creatività e della conoscenza, sulla sfida tra genio e ragione, un gioco sul mistero del tempo, da sempre il grande tema del cinema di Pollack." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 marzo 2007) "Ogni tanto Pollack si sposta qua e là per il mondo a raccontare da par suo come quei giochi da tavolino sono diventati possenti realtà; per poi riprendere la conversazione continuamente interrotta su temi di comune interesse, fra i quali principalissimo quello del margine di libertà e indipendenza che un creativo può e deve riservarsi nei confronti della committenza. Alla fine ci si sente come dopo aver trascorso 84 minuti con un vero artista." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 30 marzo 2007) "Piacerà anche a chi normalmente snobba i documentari che non sono coinvolgenti come la fiction. Perché qui il grande Sydney Pollack riesce veramente a coinvolgere." (Giorgio Carbone, 'Libero', 30 marzo 2007)
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