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"Film di genere di un qualche vago pregio, 'Formula per un delitto' mette in scena i due soliti adolescenti dementi e annoiati che giocano a fare Dio, riecheggiando oltre a certa attualità anche classici da collezione come 'Nodo alla gola'. Con qualche impegno, ma senza sedurre o intrigare più di tanto: poche le 'spiccate', superficiale l'interesse. Il thriller, infatti, è sempre un po' quello, corretto al veleno e con prevedibile ribaltone incorporato. Se le dinamiche dei due complici sono piuttosto scoperte, di buono c'è però il personaggio della detective, una sopravvissuta che fatica a trovare il coraggio di contare le sue cicatrici ma gioca con gli uomini, cacciandoli dal letto dopo una notte di sesso". (Filiberto Molossi, 'Duel', 1 settembre 2002)
"Schroeder, da vecchio volpone del thriller qual è, tiene bene la tensione facendo vedere in apertura di film quello che potrebbe essere il finale e invece è solo un nuovo inizio. Il miscuglio di aspettative rende più gradite le sorprese , fondamenta di simili produzioni. 'Formula per un delitto' è dunque il tipico film onesto, 'medio' ma non mediocre, purtroppo non aiutato dalla protagonista produttrice Sandra Bullock. Che ha due espressioni: una con gli occhi a fessura e una con gli occhi sgranati". (Mauro Gervasini, 'Film tv', 17 settembre 2002)
"A Barber Schroeder piace tendere i confini delle storie fino a far loro sputare l'animaccia psicologica. Qui il cimento è fin troppo facile e la suspence barcolla. L'indagine invece è complessa quanto il cervello di Sandra Bullock (...) Occorre una superdonna per venire a capo degli adoratori di Nietzsche. Sandrina, pensaci tu! Ci pensa lei". (Alessio Guzzano, 'City', 18 settembre 2002)
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