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"'Flightplan' è un eccitante mistery, ricco di autentica suspense e privo di colpi bassi. (...) Jodie Fosster tiene in pugno la vicenda con una recitazione altamente emotiva ma non viscerale. Una prova da mattatrice, che la impone ancora una volta come la più brava interprete della sua generazione. Mentre Sean Bean ha finalmente un ruolo, quello del comandante, diverso dalle solite canaglie. Il tedesco Robert Schwentke, al suo esordio hollywoodiano dopo l'interessante thriller 'Tattoo', utilizza con misura il famigerato 'McGuffin', una definizione di Hitchcock per indicare episodi marginali capaci di depistare i sospetti del pubblico". (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 4 novembre 2005) "Malgrado tutto, lo spettatore sa già che Jodie Foster (già madre-coraggio sola contro tutti in 'Panic Room') non è tipo da allucinazioni e si schiera al suo fianco, ansioso di vedere come andrà a finire. Anche se poi la credibilità dell'attrice, con la quale è facile entrare in empatia nella prima mezz'ora, finisce dilapidata in un film che decolla bene, subisce turbolenze durante la mezz'ora centrale poi, con l'ultimo terzo, atterra nella banalità del prodotto hollywoodiano di serie trasformando la fragile signora in Wonder Woman. Catarsi taroccata, indegna dell'immagine 'impegnata' che ci eravamo fatti di Jodie." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 novembre 2005) "Scritto da Peter A. Bowling con Billy Ray e diretto da Robert Schwentke, un emergente tedesco che sta sfondando a Hollywood, per almeno un'ora il nuovo film di Jodie Foster ti incatena alla poltrona. Pur concepito come una fotocopia di 'Panic Room' (2002), dove la diva doveva difendere se stessa e la figlia rinchiuse senza possibilità di scampo in un edificio invaso da tre rapinatori, 'Flightplan' perfeziona il gioco claustrofobico trasferendo l'azione su un jumbo jet in volo verso New York a undicimila metri di quota. (...) Il regista Schwentke tiene in pugno la situazione, l'aereo ricostruito in studio dallo scenografo Alexander Hammond è una meraviglia, la fotografia di Florian Ballhaus (figlio del grande Michael) risulta impeccabile, ma il meccanismo si è inceppato e non c'è trovata che valga a rimetterlo in funzione. Resta la presenza vulnerata, tesa e grintosa di Jodie Foster, l'interprete perfetta per questo genere di personaggio combattente. Di fronte a una tale determinazione, non c'è mistero che tenga." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 5 novembre 2005)
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