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Flags Of Our Fathers Recensione DVD

"Flags of Our Fathers" recensioni

Gossip
Flags of Our Fathers
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-05 10:00:24
Provider
Spaziofilm.it
Recensione DVD

La battaglia di Iwo Jima

La vicenda si snoda intorno alla battaglia (febbraio-marzo 1945) svoltasi per la conquista dell'isola di Iwo Jima, situata nell'Oceano Pacifico, durante la Seconda Guerra Mondiale, che vide contrapposti gli americani, determinati a conquistare una postazione strategica di grande importanza, contro i nemici giapponesi disposti a respingere in tutti i modi gli attacchi. La storia emerge dai ricordi dei soldati – resi noti al pubblico dalla famosa fotografia che li ritrae intenti ad innalzare il vessillo americano sul monte Suribachi (23 febbraio 1945) – che si trovano costretti a girare per gli Stati Uniti per convincere, grazie alla loro notorietà, il popolo americano a continuare a finanziare la guerra. Ma il presente è un altro: le suddette vicende sono raccontate, con diversi punti di vista, dai soldati superstiti, che ora hanno l'occasione di tirare le somme di una vita segnata per sempre dalle loro esperienze in guerra.

L'affresco di Clint

Probabile, ormai, che Clint Eastwood venga ricordato dai futuri cinefili come un grande regista piuttosto che come attore 'dagli occhi di ghiaccio”, interprete della trilogia del dollaro di Sergio Leone nonché di altri svariati western, alcuni dei quali da lui stesso diretti. A confermarlo ecco questo suo film sulla battaglia di Iwo Jima, che ribadisce (se ce ne fosse stato bisogno) non solo le ottime e già note capacità di Eastwood regista, già ampiamente espresse con pellicole – solo per citarne alcune – del calibro di Bird, Gli spietati, I ponti di Madison County e i più recenti e altrettanto magnifici Debito di sangue, Mystic River e Million Dollar Baby, ma anche il suo eclettismo, che esplora molti generi e ogni possibile linguaggio cinematografico, variando dal western al poliziesco, dal drammatico al thriller. In questo caso affronta il war movie che, sebbene in maniera diversa, aveva già sperimentato in Gunny; ma Flags of Our Fathers, con la sua fotografia scura, virata al grigio, rimanda alle atmosfere altrettanto cupe e buie di Mystic River e Million Dollar Baby, opere della completa maturità registica dalle quali Eastwood trae, in chiave fortemente pessimista, commoventi affreschi di anime perdute e di vite problematiche senza via d'uscita.

Scatti di orizzonti

Non è facile per qualsiasi regista confermarsi su questi livelli, soprattutto dopo che, nel 2005, il suo Million Dollar Baby sbancò alla cerimonia degli Oscar, battendo il suo diretto avversario, il maestoso The Aviator, e un regista della caratura di Martin Scorsese. Flags of Our Fathers sembra quasi riuscirci, sostenuto, oltre appunto dalla maestria di Eastwood, anche da una sceneggiatura firmata, tra l'altro, da quel Paul Haggis, fresco di Oscar per Crash, e da una produzione che vede Steven Spielberg in prima linea, con probabili dritte e consigli al seguito che egli avrà sicuramente avuto il lieto piacere di dispensare al vecchio Clint. Forse per questo lo sbarco sull'isola di Iwo Jima (con magnifiche riprese dall'alto di decine di navi militari ordinatamente schierate e pronte all'attacco) non può non ricordare la scena d'apertura di Salvate il soldato Ryan con lo sbarco, questa volta in Normandia, caratterizzato da un realismo portato all'estrema potenza, attraverso la macabra esibizione della carneficina che ne segue. In Flags of Our Fatgers le scene d'azione, seppure meno tumultuose rispetto al film di Spielberg, sono girate in maniera pressoché perfetta. Scene ben amalgamate con uno stile narrativo che, abbastanza convenzionale quando si tratta di raccontare le esperienze di guerra dei superstiti con lunghi flashback, ricorre a diverse linee temporali di racconto: si parte, infatti, dal ricordo e dal racconto ai posteri, attraverso i diversi punti di vista dei soldati ormai invecchiati, delle atrocità della guerra e del dolore nel perdere, oltre che un amico e compagno, anche la fiducia rispetto ad un mondo senza pietà. Il vero presente, invece, – ed esattamente la linea di narrazione che si trova nel mezzo tra vecchiaia dei soldati e ricordo, quasi inconscio, della lotta armata attraverso i flashback – sono i soldati stessi, che si trovano sfruttati per stimolare un' opinione pubblica, sempre più scettica, a comprare buoni di guerra per il finanziamento della stessa. E la frustrazione dei soldati, per il fatto di essere considerati degli eroi solo per aver avuto la fortuna di essere stati immortalati nella famosa foto in cui innalzano la bandiera americana sul monte Suribachi, ben si esprime con lo sfasamento temporale in tre parti in cui è suddivisa la storia, amplificando, di conseguenza, tutti i rispettivi aspetti della sofferenza, più emotiva che fisica, degli uomini. E' il dolore del vivere in prima persona il dramma dell'uccidere e del morire, la sofferenza di quegli attimi impossibili da dimenticare che consumano, come una malattia, l'anima e l'angoscia di una vecchiaia pervasa inesorabilmente dal rimorso e dal dubbio se sia giusto quello che si è compiuto (il vecchio quasi in trance che chiama 'Iggy”, un suo compagno morto, forse, per causa sua). Ma ne consegue che la comprensione chiara della cronologia degli eventi risulta alquanto difficoltosa, se si aggiunge che il film inizia con una scena che ritroveremo alla fine e che, visto l'alto numeri dei soldati, l'identificazione dei personaggi (sembrerebbe una battuta ma l'elmetto in testa impedisce di distinguere i volti) non è molto agevole; e proprio la mancanza di una delineazione dei profili dei protagonisti – escludendo forse quella di Ira Hayes, il soldato indiano – rimane una pecca, resa tuttavia meno evidente dai dialoghi (qui si sente Paul Haggis), scorrevoli e credibili. Colpisce il modo in cui Eastwood sottolinea il modo in cui questi ragazzi vengono insensibilmente usati come pubblicità della guerra, senza considerazione per i loro sentimenti e per la loro sensibilità seriamente provati da quell'inferno, da quel luogo abbandonato da Dio che è il campo di battaglia, rievocata nella loro memoria da sagome buie, quasi nere, illuminate solamente da brevi flash e sottolineate da cupe percussioni che ricordano le atmosfere di morte di quei momenti.

Broken Flags

Le uniche buche dove il film inciampa possono essere rappresentate dalla quantità (un po' alta) di retorica di cui il film è permeato e l'uso di metafore, un po' troppo scontate (il succo di fragola che cola sul dolce, come una colata di sangue), che usa per affrontare la vicenda paradossale che ruota intorno alla foto scattata sull'isola di Iwo Jima, causa/ragione dell'immeritata popolarità di coloro che piantarono la seconda bandiera (visto che la prima sarebbe stata presa come souvenir!). Immeritata se paragonata ai soldati caduti, reali 'eroi” del campo di battaglia, che la società, anch'essa campo di battaglia (il metaforico spettacolo dei soldati costretti a rappresentare per il pubblico in delirio la conquista del monte Suribachi), snobba a favore dei famosi e tanto acclamati soldati superstiti ritratti loro malgrado nella famosa foto. Un rovesciamento dei ruoli che può far ricordare Orizzonti di gloria dove i tre soldati, vittime sacrificali e simboliche di una disumana macchina burocratica, sono condannati a morte come esempio, vittime della giustizia/ingiustizia militare; mentre nel caso di Flags of Our Fathers, in chiave trionfalistica e di forte retorica patriottica, i militari sono immolati ad una causa forse ancora più abbietta: quella del denaro che finanzia la guerra e, quindi, la morte. Nel cast figurano Jamie 'Billy Elliott” Bell e Robert Patrick (il T1000 di Terminator 2).

Clint Easwood ha girato, quasi in contemporanea, anche un film che esplora la prospettiva dei giapponesi, Letters from Iwo Jima.DVD EDIZIONE SPECIALE DOPPIO DISCO

Caratteristiche tecniche

Formato video: 2,40:1

Formato audio: italiano e inglese Dolby Digital 5.1

Sottotitoli: danese, finlandese, inglese, italiano, norvegese, svedese

Spettacolare ed emozionante: a livello di immagini, il film mostra una qualità visiva molto nitida, mentre il dolby digital 5.1 sovrasta l'ambiente con strascichi di proiettili e grida di sofferenza, mantenendo al contempo una solida chiarezza di elementi. Anche i dialoghi sono supportati da un ottimo impianto sonoro.

Contenuti speciali

Ricchi e viscerali gli extra presenti nell'edizione a doppio disco.

Introduzione di Clint Eastwood

Si parte con l'introduzione del regista, il quale, con parole chiare e concise, motiva il suo interesse nei confronti della pellicola (5' circa).

Dalla pagina al film

Filmato che mostra le assonanze tra il film e il libro da cui è stato tratto. Iwo Jima, considerato l'orrore del Pacifico, è stata una delle più feroci e sanguinolente battaglie della storia americana; tale riscontro emerge dalle parole di James Bradley, autore del libro nonché figlio di uno dei protagonisti della pellicola: John "Doc" Bradley. Tra gli intervistati, Paul Haggis e William Broyles Jr., sceneggiatori del film. Commemorativo e interessante (17' circa).

Sei uomini coraggiosi

Speciale dedicato ai sei ragazzi protagonisti della vicenda, raccontati attraverso le parole degli attori che li interpretano: un modo unico per conoscere il lato umano di quei semplici ragazzi, divenuti prematuramente, e senza preavviso, eroi di guerra (20' circa).

Dietro le quinte

Succoso speciale dedicato alla realizzazione tecnica, artistica e concettuale del film: cast, attori e tecnici dicono la loro sulla complessa e articolata lavorazione di Flags of Our Father (30' circa).

Issare la bandiera

Breve filmato sull'importanza del gesto da cui tutto è scaturito: irrilevante (4' circa).

Gli effetti speciali

Filmato decisamente tecnico riguardante la realizzazione degli effetti digitali, buona parte strutturati per rendere l'impatto visivo quanto più naturale e verosimile: nulla di originale, facilmente trascurabile se detestate i tecnicismi (15' circa).

Uno sguardo al passato

Documentario tanto istruttivo quanto significativo: attraverso filmati dell'epoca si costruisce l'intera vicenda con incisiva impronta documentaristica, evitando così eccessivi moralismi. Lodevole (10' circa).

- Trailer

Copyright © Spaziofilm.it 2007.



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