"Finché la regìa di Jordan punta alle vibrazioni sottili, all'erotismo dai toni sfumati, alle minuziose ricostruzioni d'ambiente, il melò regge a meraviglia. Poi anche la fisicità della Moore, giustamente nominata all'Oscar insieme al direttore della fotografia, si affievolisce accanto a quella del più cerebrale Fiennes. Ma alcune sequenze, come quella di Sarah in preghiera, valgono da sole il prezzo del biglietto". (Alfredo Boccioletti, Il Resto del Carlino, 22 febbraio 2000)
"In questo film pienamente riuscito del regista de 'La moglie del soldato' e di 'Intervista col vampiro', nulla è accademico, tutto è perfetto: l'intensità dei sentimenti, la densità delle immagini, l'eloquenza anche dei piccoli gesti o dei personaggi minori, i lampi d'ironia, la cognizione del dolore esistenziale".
(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 18 febbraio 2000)
"Tratto da un romanzo autobiografico di Graham Greene la fine di una storia è girato con solenne eleganza da Neil Jordan. Ma sono solo svolazzi e calligrafia. Anzi, la classe del regista fa arrabbiare di più. Il film, volgarmente criticando, è una terribile polpetta. Accanto al pessimo Ralph Fiennes, Julianne Moore geme e sospira. La danno favorita all'oscar: spero proprio che perda". (Claudio Carabba, 'Sette', 24 febbraio 2000)
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