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"John Carpenter è il tipo di regista che fa sempre lo stesso film; però lo fa bene e scusate se è poco (...) Più che dalle situazioni o dagli effetti speciali, la diabolica efficacia del film dipende dal modo in cui vengono utilizzati gli spazi dell'azione. In una fitta dialettica dentro-fuori, la battaglia si articola attraverso una serie di luoghi perfettamente padroneggiati dalla regia: (...) La perizia bellica di Carpenter trascina lo spettatore in pieno campo di battaglia, facendolo sentire minacciato, a tratti, quanto un personaggio dello schermo". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 settembre 2001)
"John Carpenter, regista di culto presso i giovani, ha strutturato a mosaico i molti racconti che compongono 'Fantasmi su Marte' (...) Pur dando allo spettatore smaliziato una sorta di videogioco dove ci si può scontrare di continuo con feroci oppositori e li si abbatte, Carpenter ritorna, in 'Fantasmi su Marte', alla saga dei morti viventi, al dilagare dei vampiri, alla fuga da un pianeta inospitale". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 6 settembre 2001)
"Gli scontri sono elettrizzanti, lo scenario splendido. E in un paio di scene Carpenter arriva quasi alla poesia. A qualcuno l'insalatona è parsa un orrendo pastrocchio. A noi ha divertito dal principio alla fine (ma forse perché nel western e coi filmacci da drive in abbiamo passato l'adolescenza)". (Giorgio Carbone, 'Libero', 6 settembre 2001)
"Girato con la consueta professionalità e con vari 'omaggi' ai film precedenti ('L'astronave atomica del dottor Quatermass' e 'Occhi bianchi sul pianeta terra' soprattutto, ma anche 'Blade Runner', per via della presenza di Joanna Cassidy, già replicante acrobata), 'I fantasmi su Marte' si lascia vedere fino alla fine. Anche in virtù di questo, a Venezia è fuori concorso". (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 6 settembre 2001)
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