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Questioni di famiglia
Con la loro grande casa e un capofamiglia di successo (stimato chirurgo, otterrà la direzione della clinica privata in cui lavora), i Magrini sembrerebbero avviati a una vita tranquilla e serena. Ma ovviamente la realtà è ben diversa: il padre si trova sul punto di confessare qualcosa sul suo passato, la figlia irrequieta è preda di turbe adolescenziali, mentre uno zio – classica pecora nera della famiglia – sta per arrivare dopo un periodo trascorso in un centro di disintossicazione. La sua presenza sarà tutt'altro che ininfluente…
Strade già battute
Il padre che nasconde un segreto, la moglie ignara e trascurata, la figlia adolescente ribelle, il figlio piccolo che osserva e commenta dall'esterno e lo zio anticonformista che sconvolgerà la loro vita. Non vi ricorda qualcosa? Ma è l'ennesimo ritratto familiare con litigio, costruito stavolta come un vero e proprio family game; il bambino, impegnato in un videogioco gestionale (sorta di life simulator simile a quelli tanto in voga recentemente), vede specchiarsi nella sua famiglia 'virtuale” i problemi del suo nucleo reale, e tenterà ogni soluzione per risolverli, senza successo: il mondo vero non è un gioco, anzi è subdolo e cattivo, e sulla menzogna si può vivere felici.
Tutta qui la morale del film, scritto e diretto da uno sceneggiatore di fiction televisive (con esperienze di aiuto regista al cinema), che dei prodotti da 'piccolo schermo” nostrani mantiene intatte la retorica dei contenuti e la pochezza dell'intreccio, mostrando anche una certa inesperienza in alcuni errori di montaggio o di raccordo. A poco valgono le presunte finezze di regia, quali l'impiego della profondità di campo o elaborati movimenti di macchina: Family Game, fra drammi 'telefonati” e deboli sussulti di critica sociale, fatica a riempire un'ora e mezza scarsa di durata complessiva, e si affida interamente alla forzata e pretestuosa idea di partenza che, a conti fatti, partorisce una storia alquanto sgangherata e priva d'interesse in cui gli eventi si susseguono senza una ragione apparente. E il regista, accontentandosi di sfiorare molte problematiche differenti senza svilupparle, rende la famiglia Magrini solo una delle tante già raccontate dal cinema italiano, a questi livelli troppo uguale a sé stesso e troppo adagiato sui modelli televisivi.
Interpretazioni altalenanti, fra i protagonisti si salvano Fabio Troiano e Sandra Ceccarelli.
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