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"Gioco di proiezioni e disillusioni, ambizioni e deragliamenti di una vita allo specchio, nel senso letterale del termine: nell'adulto manca ogni idealismo del bambino, nel bambino si fa strada l'insoddisfazione per l'adulto arido che è diventato. Gli ambienti sono tipici della middle-class che al pubblico piace spiare. L'aspirazione all'equilibrio new age quella di norma. Ma il percorso tocca qualcosa di semplice e vero nella voce interna con cui ciascuno fa i conti di viaggio con se stesso". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 27 aprile 2001)
"La Disney meglio di Freud e più autocompiaciuta del protagonista: pensate che il titolo orginale è 'The disney's Kid'. Eppure il regista, John Turteltaub, a suo agio con l'impossibile (ha già diretto 'Phenomenon' e 'Instict'), rende la materia dei sogni non così scriteriata, a tratti gradevole". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 27 aprile 2001)
"Bruce Willis deve essersi convinto che fare coppia con un bambino gli porti fortuna, e magari ha ragione: il film non è certo appassionante ma procede con buona costruzione e con un certo garbo".
(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 27 aprile 2001)
"Come il pilota di '2001: odissea nello spazio', Willis incontra se stesso piccino e anziano in questa storia fantastica edificante ma non priva di humour, molto americana (il valore resta sempre la realizzazione individuale), ma non banale come si potrebbe supporre. E se l'invito alla riscoperta del fanciullino che c'è in noi può essere retorico e facilotto, lo è molto meno quando il fanciullino possiede la faccia buffa e irresistibile di Spencer Breslin". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 maggio 2001)
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