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"Quasi trent'anni di attesa e di incertezze hanno fatto sì che vediamo oggi, probabilmente, l'ombra e la sofferta quintessenza del film che avrebbe fatto il Kubrick quarantenne con l'adesione al tema che un genio di settant'anni (...) ha irrigidito in una poco credibile odissea urbana della frustazione sessuale. (...) Ma forse la delusione che si prova di fronte a "Eyes Wide Shut" dipende soprattutto dalle aspettative. Speravamo che Kubrick se ne andasse lasciandoci un capolavoro. Ci lascia un film autunnale, levigato, faticoso, che ci tocca solo perché, dietro, vediamo lo sforzo creativo di un genio". (Irene Bignardi, "la Repubblica", 1 ottobre 1999) "Eyes Wide Shut" è un viaggio nell'immaginario della sessualità, nella gelosia, nell'infedeltà, dove l'eros e l'ossessione del desiderio trovano la loro corrispondenza in thanatos, nella morte, e dove il ritorno alla realtà coincide con il ritorno alla normalità. Kubrick si getta decisamente nell'inconscio e nei desideri della coppia contemporanea, riuscendo a disegnare un ritratto che coniuga paure e speranze, ansia di trasgressione e senso di colpa.(...) Certo il racconto è al tempo stesso di evidente lettura e di non facile divulgazione: ci sono molti riferimenti letterari e in genere il film ha un tono 'colto' che lo rende tutt'altro che aperto ad un'ampia fruizione popolare." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 128, 1999) "Morboso e inconcludente dramma giallo-erotico di Stanley Kubrick, mai così licenzioso e barboso, che dirige il suo ultimo film, viaggiando con la velocità di una tartaruga zoppa fra fantasie (sessuali) e realtà." (Massimo Bertarelli, Il Giornale, 31 gennaio 2003)
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"Quasi trent'anni di attesa e di incertezze hanno fatto sì che vediamo oggi, probabilmente, l'ombra e la sofferta quintessenza del film che avrebbe fatto il Kubrick quarantenne con l'adesione al tema che un genio di settant'anni (...) ha irrigidito in una poco credibile odissea urbana della frustazione sessuale. (...) Ma forse la delusione che si prova di fronte a "Eyes Wide Shut" dipende soprattutto dalle aspettative. Speravamo che Kubrick se ne andasse lasciandoci un capolavoro. Ci lascia un film autunnale, levigato, faticoso, che ci tocca solo perché, dietro, vediamo lo sforzo creativo di un genio". (Irene Bignardi, "la Repubblica", 1 ottobre 1999) "Eyes Wide Shut" è un viaggio nell'immaginario della sessualità, nella gelosia, nell'infedeltà, dove l'eros e l'ossessione del desiderio trovano la loro corrispondenza in thanatos, nella morte, e dove il ritorno alla realtà coincide con il ritorno alla normalità. Kubrick si getta decisamente nell'inconscio e nei desideri della coppia contemporanea, riuscendo a disegnare un ritratto che coniuga paure e speranze, ansia di trasgressione e senso di colpa.(...) Certo il racconto è al tempo stesso di evidente lettura e di non facile divulgazione: ci sono molti riferimenti letterari e in genere il film ha un tono 'colto' che lo rende tutt'altro che aperto a un'ampia fruizione popolare." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 128, 1999) "Morboso e inconcludente dramma giallo-erotico di Stanley Kubrick, mai così licenzioso e barboso, che dirige il suo ultimo film, viaggiando con la velocità di una tartaruga zoppa fra fantasie (sessuali) e realtà." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 31 gennaio 2003)
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