Il vecchio Grandet, possessore di una cospicua sostanza, vive quasi poveramente lesinando anche il necessario alla moglie e all'unica figlia Eugenia. Quando suo fratello s'uccide per sottrarsi alla vergogna del fallimento, Grandet ansioso di levarsi d'attorno il nipote, lo imbarca per le Indie. Ma Carlo ed Eugenia si amano e si fidanzano segretamente. Grandet scopre che Eugenia ha dato a Carlo, come viatico, le monete d'oro che egli le ha regalato, e per punirla la confina nella sua camera donde la farà uscire soltanto per il timore che essa possa in seguito reclamare l'eredità della madre gravemente ammalata. Morta la madre Eugenia rinuncia all'eredità e l'emozione provata dall'avaro è così forte che viene colto da un insulto apoplettico. Morto anche il padre, Eugenia si trova in possesso di grandi ricchezze, che non le danno la felicità. Carlo, tornato dopo sette anni, non ama più la cugina, ma vagheggia un matrimonio aristocratico. Ed Eugenia, oscura e generosa martire, lo aiuterà a conseguire l'intento, pagando di sua tasca i debiti lasciati insoluti dal padre di lui.
Note
LO SCENEGGIATORE EMILIO CECCHI NON FIGURA NEI TITOLI DI TESTA.
ARREDAMENTO PIERO GHERARDI.
AIUTO REGISTA: MARINO GIROLAMI.
NASTRO D'ARGENTO PER LA MIGLIORE SCENOGRAFIA E PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE AD ALIDA VALLI.