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" 'Il filo pericoloso delle cose' di Antonioni chiude il tanto atteso 'Eros' su una nota dissonante, un equilibrio ricomposto ma precario, forse a ricordarci che il dio del titolo non conosce quiete. Gli altri due episodi sono più finiti, meno allarmanti. Nel più sensuale (anzi: tattile), 'La mano', Wong Kar Wai riprende seduzioni e languori di 'In the Mood for Love' in un rapinoso susseguirsi di inquadrature, posture, dettagli (...) Meno bollente ma esilarante l'episodio di Soderbergh, satira definitiva di ogni film o lettura psicoanalitica. (...) Con tempi comici degni di Billy Wilder e un sottotesto da far invidia a Hitchcock. Magistrale. Come i bellissimi disegni di Lorenzo Mattotti, in tre diversi stili, che collegano i tre episodi e sono quasi un film a sé." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 settembre 2004) "Come spesso succede, però, alle operazioni troppo premeditate, il film non è risultato all'altezza delle ambizioni e in assenza di un filo conduttore creativo o espressivo toccherà al lanternino personale d'ogni spettatore farsene una ragione: se gli infiniti risvolti dell'argomento non potevano certo esaurirsi nell'occasione, è certo che gli esploratori dell'enigma amoroso saranno ancora più disorientati al termine della proiezione. (...) Wong Kar Wai è come al solito insuperabile nell'attorniare gli amanti sfortunati di luci ambigue, piogge opprimenti, echi di canzoni strazianti, ma questa volta lo stile impressionistico arriva a mangiarsi l'anima del racconto, a renderlo simile a un'auto-citazione d'impeccabile manierismo. (...) 'Equilibrium' di Steven Soderbergh è ancora meno significativo, (...) Michelangelo Antonioni ritorna con 'Il filo pericoloso delle cose' alla scomposizione poetica delle immagini. (...) Peccato che la sequenza, oltre a dover subire il discutibile timbro dello sceneggiatore Tonino Guerra, finisca col suggellare l'intero film in chiave di forzature estetizzanti e pretestuoso poeticismo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 11 settembre 2004) "Wong Kar Wai, Il regista prediletto dai cinefili racconta in sintesi, con allusività ed eleganza degne forse di miglior causa, questa vicenda di amore e morte. È noto che alcuni semplicioni si ostinano a considerare il sesso una prospettiva allegra, ma si sa che i film sul tema sono in genere lugubri. Qualche risata la provoca l'episodio 'Equilibrium' di Steven Soderbergh (...) A completare il raffinato trittico arriva mezz'ora di cinema firmata dal giovanissimo vegliardo Michelangelo Antonioni, il cui segno è riconoscibile nel rapporto fra le figure e il paesaggio esaltato dal bravo operatore Marco Pontecorvo." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 11 settembre 2004) "È rimasto fuori concorso in questo strano cartellone della 61 Mostra di Venezia forse perché a rischio Leone d'oro, anzi leoni d'oro, tre. A Wong Kar Wai, Steven Soderbergh e Michelangelo Antonioni, autori del trittico 'Eros'. Tre episodi incandescenti, modulati su diversi toni dell'erotismo in una composizione di unico splendore emozionale. (...) In 'La mano' di Won Kar siamo nell'atmosfera rarefatta di pioggia e di ombre caro al regista di Hong Kong. (...) Stacco. Bianco e nero, surrealtà corrosiva di Steven Soderbergh, che mette in scena uno psicanalista e il suo paziente. (...) 'Equilibrium' è un duetto irresistibile fatto a colpi di immaginazione. (...) Soderbergh osserva i riflessi dell'erotismo negli occhi del corpo desiderante, l'oggetto della passione resta fuori, in memoria del suo 'Sesso, bugie e videotapes'. (...) 'Il filo pericoloso delle cose' chiude il film nel paesaggio aperto di Michelangelo Antonioni, colline e orizzonti toscani, ondulati contorni di una donna virtuale. (...) L'eros qui è messo a soqquadro, preso d'assalto, vinto dallo sguardo di Antonioni più esperto di Cupido. Ed è il piacere massimo del cinema vittorioso che impone alle due donne di incontrarsi, una specchio dell'altro, doppio di carne che capovolge la normalità dei sessi, e grida il suo trionfo." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 11 settembre 2004) "Tre luoghi, tre epoche, tre registi e tre episodi raccontati dai disegni di Lorenzo Mattotti e dalla voce di Gaetano Veloso: un tema, l'erotismo. (...) Il complesso però denuncia la tipica velleitarietà di quelle operazioni una volta di moda (ricordate 'Tre passi nel delirio?'), che giustappongono grandi nomi senza produrre un'identità d'insieme." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 11 settembre 2004) "Il venerabile Antonioni ritorna con 'Il filo pericoloso delle cose' alla scomposizione poetica delle immagini. (...) Si sarà capito che l'atteso trittico dedicato all'erotismo continua a sembrarci disastroso. Anche il secondo episodio, firmato da Soderbergh, non va molto al di là di uno spunto bizzarro, la seduta disperante del povero paziente alle prese con un terapeuta distratto dalle bellurie che sta sbirciando dalla finestra dello studio. Bello ma manieristico, è 'La mano' di Wong Kar-wai che racconta il rapporto impossibile fra un apprendista sarto e una prostituta nella Shanghai anni Sessanta." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 dicembre 2004) "Tre modi diversi di osservare chiari e oscuri oggetti del desiderio, seduzioni e nevrosi: dallo sguardo cinematograficamente onnipotente del nostro maestro Michelangelo, che riannoda le ben note infelicità coniugali, soprattutto femminili, all'americano Steven, per l'occasione travestito da Woody Allen, fino al grande autore cinese di '2046', sempre in the mood for love, con una sinuosa lezione di sensualità. Manca Almodóvar, ritiratosi pare, dopo aver allargato l'episodio del collegio nella 'Mala educación'. 'Eros' vive nell'alternanza degli stili e in tre gradi di pessimismo. (...) Scommessa curiosa, con tre autori che alternano sensi, cuore e cervello, sicuri che certi misteri restano per fortuna irrisolti anche al cinema, pur capace di condurci in un'altra realtà, quella oscura del desiderio." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 4 dicembre 2004) "Discontinuo, affascinante, subordinato ai risultati dei singoli episodi, è l'attesa fatica intorno a tre 'visioni d'amore' di tre grandi cineasti, di cui uno sommo: Antonioni. Il migliore, 'La mano', di Wong. (...) Discreto, divertente, 'Equilibrium' di Soderbergh. (...) Poco riuscito, schematico, forse per carenza di controllo registico, 'Il filo pericoloso delle cose', firmato da Antonioni, con il contributo telefonico di Tonino Guerra." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 4 dicembre 2004) "Il disastro si compie purtroppo proprio con "Il filo pericoloso delle cose", l'atto unico di Antonioni, che fra danze nude sulla spiaggia, tradimenti e vane masturbazioni è sciatto, pretenzioso, brutto. Fermate i parenti e i produttori amici: non si maltrattano così i vecchi poeti." (Claudio Carabba, Corriere della Sera Magazine, 09.12.2004)
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