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"Qualche tenue spunto umoristico e la pretesa, dichiarata dal regista, di scavare nella 'vera' Philadelphia, nonche quella, riconosciutavi da taluni critici, di vivisezionare la 'middle class' americana non bastano ad abbattere i limiti di una pura esercitazione. Nato infatti come saggio di scuola ed elaborato durante ben quattro anni (dal '72 al '76), in ritardo di quattro decenni sulla breve stagione surrealista, il film giustifica le riserve e i pregi di un genere che lo stesso Lynch ha subito abbandonato, come e evidente nel successivo 'The Elephant Man', dove una materia poco meno ripugnante e riscattata in immagini e modi di una tenera partecipazione. Il che alimenta il sospetto che il giovane regista operasse con un occhio all'underground e ai cineili, e un altro alla produzione convenzionale e magari all'Oscar. E' accaduto altre volte. Ridimensionata la vocazione a significati universali, e denunciata l'ossessione di una putrescenza intollerabile, si deve riconoscere a David Lynch il... gusto raffinato dell'immagine (valorizzata da uno splendido bianco e nero), l'intensita dei toni, il ritmo del montaggio, insomma un dominio del mezzo cinematografico che sara più convincente quando trovera quel senso della misura dal quale l'arte non può prescindere". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 92, 1982).
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