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Edmond Recensione

"Edmond" recensioni

Scheda Film
Edmond
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-04-11 08:00:19
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Trama

Un uomo comune, Edmond, a seguito di un incontro con una cartomante, lascia la moglie e inizia un viaggio nelle degradate strade di Los Angeles, alla ricerca, forse, del senso della sua vita.

Commento

Difficile commentare un film come Edmond. Soprattutto in poche righe. Discesa agli inferi, ricerca di se stessi, saggio filosofico sulla natura dell'uomo, le sue paure e le sue pulsioni, riflessione sociologica sulle imposizioni inconsce della società sull'individuo. Tutte queste definizioni (e potenzialmente molte altre) si adattano bene a un'opera del genere, o almeno a una parte di essa.

Il film sembra essere ansioso di partire: vediamo molto poco della vita 'normale” del protagonista, forse proprio perché il suo essere 'ordinaria” rende la sua descrizione superflua. Il racconto muove subito verso la devianza, la ribellione di Edmond nei confronti di un mondo che gli è stato in qualche modo cucito addosso, ma che egli non sente più suo. Lasciata la moglie con poche, rassegnate parole, Edmond comincia a girovagare per le strade della città, cercando ciò che per tutti rappresenta la trasgressione per eccellenza, cioè il sesso. Eppure è una ricerca più ardua del previsto, fatta di bordelli e prostitute che invece di dargli ciò che si aspetta tirano sul prezzo, in un rituale commerciale che ha ben poco di perverso e anticonformista. Sono momenti anche comici del film, in cui il povero Edmond si trova quasi 'costretto” a chiedere il resto a una squillo, che gli aveva spillato venti dollari senza spiegargli esattamente ciò che avrebbe fatto (o meglio 'non” fatto).

Non passa molto prima che si scenda più in basso, in un girone infernale più profondo e oscuro ma dove Edmond trova (o sembra trovare) quello che cerca: è un luogo di violenza e razzismo, dove il protagonista può tirare fuori ciò che teneva sopito dentro di sé, in una regressione al primitivo e all'infantile, in un mondo dove il vero rispetto è quello del guerriero e l'unica regola è la sopravvivenza e l'istinto.

Purtroppo la società non è in grado di sopportare una tale ribellione alle proprie regole costituite, e reagisce nei confronti di Edmond nell'unico modo possibile, con la repressione.

Non spingiamoci oltre nel percorrere la trama: pur non essendo essa il fulcro dell'interesse di questo film, non è certamente utile svelare totalmente ciò che accade. Edmond è uno di quei film che piace definire 'scomodi”, perché parlano di temi controversi, e soprattutto lo fanno da un'angolazione nuova e considerata scabrosa. Uno dei grandi noccioli tematici del film è il razzismo (su cui peraltro si soffermano molto il regista e gli interpreti quando viene chiesto loro di parlare della pellicola). Edmond è certamente un razzista, la violenza fisica e verbale che scaglia contro i neri per buona parte del film lascia pochi dubbi a riguardo. Ma ciò che è importante è 'come” il personaggio arrivi a questo razzismo. Vi giunge attraverso incontri quasi onirici (la cartomante e l'uomo al bar sopra tutti), esperienze traumatiche (le aggressioni e i tentati furti), ma soprattutto vi arriva con una logica. È questo l'elemento che potrebbe spaventare maggiormente i benpensanti: che Edmond arrivi a fare quello che fa per ragioni precise, che in qualche modo condividiamo. La sfida maggiore del film (vinta, peraltro) è quella di farci immedesimare in un personaggio che fa cose che ogni giorno della nostra vita ci ripetiamo essere sbagliate. Ovvio che nessuno qui stia istingando all'odio razziale. Lo stesso Edmond è da considerarsi un folle. Ma la cosa importante è che questa lucida, placida follia, è quella che c'è in ognuno di noi, nelle nostre paure, nella nostra ignoranza, nei nostri pregiudizi. Edmond è l'estremizzazione della nostra parte più oscura, che ogni giorno siamo invitati più o meno esplicitamente a reprimere. L'espressione pura di questo stato interiore porta l'individuo Edmond a divenire un totale a-sociale, nel senso che nella sua nuova forma (completamente e ingenuamente sfuggente ad ogni regola) non può stare nella società, nemmeno quella più bassa e abbietta, dove regnano pur sempre delle regole (gerarchie di potere e di denaro). Edmond diventa ben più di un criminale: si trasforma in istinto puro, torna alla condizione primigenia condivisa solo da animali e bambini molto piccoli, prima che l'intelletto arrivi a dirigere tutte le operazioni del cervello. In questo suo stato è dunque capace di atti di efferata cattiveria, momenti di confusione, serafica tranquillità, senso di solitudine. Un personaggio che dunque è dentro ognuno di noi. Se di certo non va preso come modello, ha tuttavia il grande pregio di mostrarci cose di noi stessi che quasi mai abbiamo il coraggio di ammettere, fosse anche per rinnegarle.

La parabola che il personaggio compie è esemplare: 'decide” di lasciar perdere la sua vita normale per cercare qualcosa di più, un senso più profondo del suo essere. Probabilmente non lo trova (il discorso finale è intriso di dubbio) e tuttavia la sua mente riesce a raggiungere una forma di pace, il senso di serenità di chi si accorge di non poter trovare le risposte che cercava, ma che è conscio di aver provato con tutte le sue forze ad afferrarle.

Si potrebbe andare avanti a lungo su questa e altre riflessioni, magari interpretando puntualmente i molti simboli (verbali e visivi) che affollano questo film. Possiamo però fermarci qui.

Non possiamo non spendere qualche parola per gli elementi più 'superficiali” dell'opera (nel senso buono del termine). William Macy è straordinario. La sua sarebbe un'interpretazione magnifica anche se non avessimo visto altri suoi film (percependo così l'incredibile versatilità di questo attore). Il suo Edmond è un personaggio dai mille volti, capace di passare dall'espressione più tenera alla più sfrenata, orgamisca follia. È il padrone assoluto della scena e gli altri attori, pur molto bravi, passano in secondo piano. Tutto ruota intorno a lui: ora lo amiamo, ora lo temiamo, poi ridiamo di lui, subito prima di compatirlo. La regia è tutta votata a far risaltare ogni più piccola sfumatura del personaggio, si immola completamente a lui, supportandone e amplificandone le sensasioni e gli stati d'animo.

In conclusione, Edmond è un piccolo grande film. 'Piccolo” perché realizzato con uno scarso budget, perché oggettivamente corto nella sua ora e venti di durata (ottima scelta peraltro: troppi minuti in più avrebbero reso la pellicola eccessivamente pesante e colpevolmente autocompiacentesi), perché narra di un individuo come tanti, infinitesimale, che cerca di uscire dall'ingranaggio della società che però lo soffoca e lo sconfigge. 'Grande” perché la forza di un film come questo è di farci riflettere più o meno esplicitamente sulla nostra stessa natura, sui nostri sogni, le nostre speranze, soprattutto le nostre paure. Un uomo solo che si rivolge a tutti gli uomini.

Alcuni difetti sono reperibili nell'impostazione pesantemente dialogica (lascito della genesi teatrale del testo originale) e nella globale pesantezza dei temi e delle situazioni (lo sconsiglierei se l'obiettivo è una goliardica serata tra amici). Ma è un film che vale davvero la pena di essere visto. Si può amare e si può odiare, ma una volta usciti dalla sala, se avrete la pazienza di carpirne le sfumature, non vi lascerà tanto presto.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Edmond
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-04-20 04:00:44
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Peccato che l'aggettivo 'inquietante' sia così inflazionato, perché calza a pennello a un film come 'Edmond', parabola scritta da David Mamet e diretta da Stuart Gordon che riporta d'attualità il tema espressionista del borghese demoniaco. (...) Mamet fa dire al personaggio cose da brivido, ma probabilmente vere, cui è duro guardare in faccia. Che ogni paura è riflesso di un desiderio: che tutti, nel profondo, coviamo qualche forma di razzismo; che istituzioni come quella carceraria possono apparire luoghi rassicuranti a chi si nutre d'ansia, perché là 'tutto è semplice'. Gordon riveste il testo perturbante col linguaggio filmico inadeguato." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 settembre 2005) "Benché proiettato a tarda sera fuori concorso, 'Edmond' ha riscosso un trionfale successo in Sala Grande. Cinque minuti di applausi per il protagonista William H. Macy, icona di un certo cinema d'autore americano ('Fargo', 'Pleasantville', 'Magnolia'). Interprete duttile e spiazzante, non senza un ironico contrappunto finale in chiave gay, di questo wasp in giacca e cravatta. Alla maniera di Mamet, la storia oscilla tra iperrealismo noir e racconto morale, ma evitando lezioncine e predicozzi. Squisitamente 'mamettiana' anche la compagnia d'attori, tutti in partecipazione amichevole: da Joe Mantegna a Denise Richards, da Mena Suvari a Rebecca Pidgeon (moglie, nella vita, del drammaturgo". (Michele Anselmi, 'Il Giornale', 8 settembre 2005) "Anche se ci fosse solo lui, ma c'è ben altro che circola in questa pazza notte, ne varrebbe la pena: lui è il 57enne William H. Macy, grande attore in lista di attesa per la fama. Insomma, il cinema indipendente americano, baciato qui dalla firma del bravo drammaturgo, ma anche sceneggiatore e regista, David Mamet che ha offerto una sua commedia anni '80 ma sempre attuale. Questo 'Edmond' è il film di Macy, lui lo sostiene, lo soffre e lo elettrizza con gli occhi. (...) Edmond è un travet, uno di noi, ma in versione horror e questo spiega la bella, asciutta regia di Stuart Gordon, autore di 'Re-animator', affascinato dalla esplosione atomica di una personalità. 'Sei in un luogo che non ti appartiene', dice la chiromante, poi il destino si compie, un cine-progresso agghiacciante di autodistruzione esemplare ma che gli evita perfino il rimorso: la strada per la coscienza è lunga, l'incoscienza è una scorciatoia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 aprile 2007) "Mamet è davvero un maestro di perversione, di contraddizione, abile nel grattare via la patina superficiale per far emergere la vera essenza del nostro vivere. Certo il teatro un po' si sente nell'insistenza dei dialoghi, ma il merito di Gordon sta nel non puntare sul trucidume, ma nel creare una disagevole tensione costante pedinando il suo Edmond. Interpretato da William H. Macy, un mostro di personaggio e di bravura, autentica personificazione del malessere catturato da Mamet e tradotto in sceneggiatura. Poi accanto al protagonista una galleria di attori che passano da Joe Mantenga a Mena Suvari, da Julia Stiles a Bai Ling, da Denise Richards a Rebecca Pidgeon, tutti in piccoli ruoli, a Edmond, miserabile uomo perbene che un appuntamento rimandato ha trasformato. Un mostro banale, non da film dell'orrore, ma di quelli che si incontrano ovunque. Anche davanti a uno specchio." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 13 aprile 2007) "Di un rigore esemplare, 'Edmond' è destinato a restare un punto di riferimento nei discorsi sulla drammaturgia contemporanea fra scena e schermo."(Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 13 aprile 2007)

Copyright © Cinematografo 2007.



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