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E' Arrivato Mio Fratello Recensione

"E' Arrivato Mio Fratello" recensioni

Film
E' Arrivato Mio Fratello
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:36:23
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Quanto al risultato effettivo, 'E' arrivato mio fratello' sa di un prodotto abborracciato alla svelta, con rare trovate di sceneggiatura (si ricorre persino alla replica di un noto spot pubblicitario di Fellini), alquanto approssimativo nel meccanismo degli equivoci e degli scambi di identità, nonché maldestro nel frequente impiego della controfigura (Pietro Ghislandi) che anziché favorirla, sembra mettere in impaccio la vena del mattatore. La quale s'impenna soltanto alle soglie dell'epilogo (l'esibizione al night) dove Pozzetto ritrova qualcosa dell'antico estro cabarettistico che rimane il suo dato più personale. Al suo fianco conforta l'occhio la fotomodella di colore Carin MacDonald, anche piacevole cantante sull'onda delle musiche di Detto Mariano." (Leonardo Autera, 'Il Corriere della Sera', 24 Dicembre 1985)

"Mancano ancora i film di Sordi, Villaggio, De Crescenzo per non dire dello smisurato Lui celentanico, ma le voci e gli echi che arrivano da Roma non sono consolanti sullo stato di salute natalizia del cinema comico, dunque - con poche eccezioni - del cinema italiano. Se si toglie l'esile talento malinconico del Nuti, l'aria è grama. E' difficile, però - almeno questo è l'augurio - che si scenda più in basso di 'E' arrivato mio fratello' della ditta Castellano & Pipolo, commedia a elettroencefalogramma piatto. La coppia carbone s'è attaccata stavolta alla bimillenaria trovata dei gemelli eguali e diversi: il Pozzetto 1 è il goffo, tremulo e introverso Ovidio professore di ginnasio scherzato dagli studentelli e perseguitato dal Preside; il Pozzetto 2 è il disinibito imbroglione e sottaniere Raffaele, che fa il pianista a tempo perso. Il secondo cerca inutilmente di educare il primo a un approccio più disinvolto con la realtà. Tra i comici della sua generazione Pozzetto è quello che, per la sua mimica al rallentatore e la buffoneria sotto le righe, ha più bisogno di un copione, il meno disponibile alla recitazione a soggetto. Qui il testo è piatto come un asse da stiro e il contesto fa l'altalena tra battute pecorecce da televisione privata e zoomate su tette al vento." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 24 Dicembre 1985)

"Il risultato è che pur riuscendo, grazie ai trucco fotografico, a tenere testa a se stesso in una sola immagine dialogando faccia a faccia con il fratello così diverso da lui, quando si propone come mite gli credi, quando tenta di rappresentarsi come protervo fa girare tutto a vuoto: la vicenda, gli effetti comici, i meccanismi dell'equivoco. Non vorrei tuttavia dire di no al film senza almeno salvarne qualcosa. L'inizio, soprattutto, con quel Pozzetto maestrino elementare impomatato e un po' obeso che i suoi scolari considerano quasi un tiro al bersaglio, e dopo quando, coinvolto dal fratello in un giro malavitoso, lo vediamo diventare una specie di Tarzan dei poveri sotto l'effetto di una presa di cocaina aspirata per sbaglio. Una gag già vista altre volta ma, proprio per il carattere di Pozzetto e le sue virtù comiche in sordina, risolta qui con particolare amenità, e senza che la caricatura pesante prenda mai il sopravvento sulla commedia cordiale. Non basta a fare un film, ma basta, almeno al critico, per non deluderlo fino in fondo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo')

Copyright © Cinematografo 2006.



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