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"Con mano leggera Peter Care e lo sceneggiatore Stockwell affrontano le tipiche problematiche adolescenziali e svelano senza troppi fronzoli le brutture del mondo. Un film da vedere, dunque, e che speriamo qualcuno veda". (Mauro Gervasini, 'Film Tv', 8 ottobre 2002)
"Film sui '70 in stile anni '70, 'The Dangerous Lives of Altar Boys' di Peter Care è un'opera discontinua e slabbrata in cui si può trovare la stessa atmosfera da fiaba crudele d'iniziazione alla vita de 'Il giardino delle vergini suicide' di Sofia Coppola. La turbolenta adolescenza di Tim e Francis è ripresa dal vivo. Le loro fantasie distorte diventano dei bei cartoni animati realizzati da Todd McFarlane, celeberrimo autore di fumetti. Care viene dal videoclip e si vede nella non felice caratterizzazione della Suor Assunta di Jodie Foster e in un finale senza mordente. Ma Jena Malone e Vincent D'Onofrio sono meravigliosi. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Chris Furnham, morto di cancro nel 1991. La passione di Tim per la poesia di William Blake stona molto con la cultura pop di cui è intriso e con la goliardica superficialità stile 'Animal House' che guida le sue azioni". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 4 ottobre 2002)
"Sequenze animate parallele alla vita reale condensano l'universo fantastico dei due ragazzi, il cui processo di crescita è come sempre confuso, doloroso e divertente. Jodie Foster, pure coproduttrice del film, è al suo primo ruolo d'antieroina; i ragazzi sono scelti con molta intelligenza". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 ottobre 2002)
"Come romanzo di formazione di due adolescenti ribelli, allievi di una scuola cattolica diretta da una suora rigida e punitiva, individuata come il nemico, riesce a salvarsi dal ricalco de 'L'Attimo fuggente'. Come peripezia di una generazione di figli rock che sogna la fuga declamando 'Il matrimonio tra Cielo e Inferno' di William Blake e disegnando fumetti d'impavidi eroi di cui vediamo le animazioni, è equilibrata, precisa e aperta a un sentimento non datato, né geografico dell'anelito di giovinezza". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 4 ottobre 2002)
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