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Operazione Duplicity
Claire Stenwick e Ray Koval sono due ex agenti segreti che, in seguito a una sorta di guerra fra l'Equikrom e la BR, due multinazionali acerrime nemiche, si dedicano allo spionaggio industriale. È in realtà una copertura, poiché il loro obiettivo è impossessarsi della formula di un prodotto che potrebbe fare la fortuna delle rispettive aziende. Ma Ray e Claire in passato sono stati amanti, e lavorando a stretto contatto riemergeranno antiche passioni che rischiano di far fallire il colpo…
Tutto in nome del mercato!
Scenari metropolitani suggestivi, come il Pantheon e le vie del centro storico di Roma o il famoso orologio della Grand Central Station di New York, fanno da cornice a questa spy story in cui il 'doppio gioco”, facilmente intuibile dal titolo, è l'elemento centrale e scatenante. Tutto inizia da un incontro in apparenza casuale tra due agenti segreti stanziati entrambi in una località esotica, i quali fin dall'inizio recitano un copione ben scritto, ripetendolo in circostanze analoghe per tentare di ingannare i propri superiori e fuggire via con il bottino finale. In realtà è un gioco di seduzione reiterato ma che una volta scoperto rischia di diventare pericoloso, e di compromettere la missione prefissa nonché la loro relazione amorosa. E così infatti andrà a finire per questa romantica coppia di spie, 'rivali” nel lavoro e 'amanti” in privato, interpretata da Clive Owen nei panni di uno spregiudicato 007 e da Julia Roberts, diva hollywoodiana dal fascino ormai maturo ma dal sorriso sempre ineguagliabile. Li avevamo già visti all'opera insieme in Closer di Mike Nichols e qui confermano quella che sembra essere ormai diventata un'alchimia. La loro love story si riflette perfettamente nella trama spionistica del film, portando i due protagonisti, in considerazione dell'ambiente frequentato, a non fidarsi a volte l'uno dell'altro e a nutrire sospetti per ogni iniziativa intrapresa. Forse è questo l'aspetto più interessante della pellicola di Tony Gilroy, qui alla sua seconda regia dopo Michael Clayton, e cioè la riflessione sottile e ironica su come il mondo globalizzato ci tenga in fondo tutti sotto controllo, con spietato cinismo e senza curarsi troppo delle conseguenze per i rapporti umani. 'Tutto in nome del mercato!” sembra essere lo slogan del film, fino al punto che due multinazionali arrivino a tessere abilmente una fitta rete di inganni e sotterfugi, coinvolgendo servizi segreti di ogni specie, solo per riuscire a carpire il segreto di un prodotto commerciale: una miracolosa soluzione che farebbe ricrescere i capelli. Duplicity si configura così come un romance-thriller ben congeniato, con una sceneggiatura avvincente e dialoghi dal tono scherzoso ma anche drammatico. Il film è avvalorato inoltre da prove attoriali degne di nota (oltre al duo collaudato Owen-Roberts, c'è un Paul Giamatti che offre il meglio di sé nel ruolo del magnate dell'industria rivale) e da una regia molto curata. Gilroy si dimostra, infatti, capace di mantenere il giusto ritmo e la tensione necessaria fino allo scioglimento finale. E riesce a concedersi anche dei virtuosismi da non trascurare: come la scena del ralenti iniziale, in cui è subito palesato l'odio che nutrono l'un l'altro i capi delle rispettive multinazionali, i quali arrivano finanche allo scontro fisico, o come i vari split-screen e salti temporali attraverso cui si snoda efficacemente l'intera narrazione.
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