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Due Partite Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-05 12:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Giudizio: OOOOO

Due generazioni di donne a confronto. La prima, maturata negli anni '60, è formata da quattro amiche che ogni giovedì si ritrovano attorno a un tavolo per giocare a carte. Sfumature dell'universo femminile: la sarcastica (Margherita Buy), l'avvelenata (Paola Cortellesi), la romantica (Marina Massironi) e l'ingenua (Isabella Ferrari), quest'ultima in dolce attesa. Sul tavolo, oltre alle carte, segreti e bugie del gentil sesso. Chi ha il marito con l'amante, chi l'amante e il marito, chi combatte con la distrazione degli uomini, chi con le preoccupazioni del parto, e tutte con la frustrazione latente. Passano 30 anni e intorno a quel tavolo si siedono le figlie (Carolina Crescentini, Valeria Milillo, Claudia Pandolfi e Alba Rohrwacher). I tempi sono cambiati, gli uomini hanno perso potere e gli angeli del focolare hanno fatto carriera. Ma il pianeta donna non ha ancora trovato la sua bussola… Tratto dalla pièce di Cristina Comencini, Due partite è Quello che le donne non dicono per immagini, con la fatica di durare molto di più. Monteleone, lontano dal cinema dai tempi di El Alamein (2002), ci mette la firma e nulla di più. Conserva il tavolo da gioco, i colori pop, la ferrea suddivisione in 2 atti: il primo finisce con una nascita, il secondo inizia con una morte. Ci spalma sopra canzoni d’epoca (3 sono di Mina: Se telefonando, E' l'uomo per me e Un anno d'amore, con l'aggiunta di un brano di Ludovico Einaudi che nei '60 avrà avuto dieci anni!), citazioni colte (Silvia Plath e Rilke), qualche rigurgito post-femminista, e la frittata è fatta. Insipida e indigesta. Un'ora e mezza di primi e primissimi piani all'interno di uno spazio unico, e interminabili monologhi su famiglia, figli e lavoro che, se esaltano tic e smancerie delle interpreti, stordiscono il pubblico. Dopo venti minuti manca già l'aria, ma a restarci secca è soprattutto la personalità della donna, capace di definirsi solo a partire da un paradigma maschile. Doppio equivoco, ideativo e formale, e un pessimo risultato: Due partite, zero punti.

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Due partite
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-06 10:01:09
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Da madre a figlia

Durante una partita a carte, quattro amiche si scambiano confidenze e segreti. Siamo negli anni '60 e la donna è ancora deputata a essere la regina della casa, anche se i sogni sono altri. Cambiano le epoche e negli anni '90 ritroviamo nello stesso salotto le quattro figlie delle protagoniste, che si riuniscono dopo un funerale e parlano fra loro di tutto ciò che le turba, che le coinvolge, che le appassiona. Sono cambiati i tempi, le aspirazioni sono differenti, ma le emozioni e la capacità di fare luce nel proprio animo è la stessa...

Otto donne e un uomo

Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, Valeria Melillo, Claudia Pandolfi, Alba Rohrwacher, dirette con grande sensibilità da Enzo Monteleone, portano sul grande schermo l'omonima pièce teatrale di Cristina Comencini. Un film di donne e per le donne, con un regista uomo, impegnato a non tradire l'origine teatrale del testo. Belle prove attoriali per ciascuna delle protagoniste: contraddizioni, speranze, delusioni, stereotipi imposti e scelti vengono portati alla luce dalle otto attrici. E' un film femminile che probabilmente pochi uomini riusciranno a penetrare fino in fondo. Molti lo troveranno ovvio, o la contrario contraddittorio, senza comprendere che la femminilità che lo permea non è da rintracciare solamente in ciò che si vede, sulla superficie, ma più probabilmente in quello che si intuisce, nelle sfumature del sottotesto, nella confidenzialità del non detto, in un sorriso che si spegne, in un pensiero allontanato in fretta, in una sigaretta non fumata, in un pianto trattenuto, in una risata condivisa e improvvisa.

Monteleone asciuga la pellicola dalla 'finzione” teatrale, concentrandosi sui personaggi, attento a conferirgli il realismo del cinema, nelle espressioni, nei movimenti e negli sguardi. Due partite si snoda in due atti. Il primo, ambientato alla fine degli anni '60, è una ricostruzione fedele dell'atmosfera di quell'epoca, del desiderio di emancipazione femminile e dell'impossibilità di realizzarlo. Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi e Paola Cortellesi si calano perfettamente nel ruolo di madri, più o meno consapevoli. Le battute migliori e i tempi più calibrati si rintracciano in questa prima parte. L'uomo, il marito, l'amante, è un'assenza invasiva che permea l'intero discorso delle donne degli anni '60, sebbene l'aspirazione a essere non solo una 'mater familiae” traspare sempre o quasi. Una partita a carte si trasforma in un momento di analisi della propria vita e di quella delle altre, in un confronto ironico ed emotivo fra amiche che a poco a poco si svelano sempre più.

Il secondo atto si apre su un lutto e una morte apparentemente inspiegabile. Siamo negli anni '90, e le quattro figlie delle protagoniste della prima parte si ritrovano dopo un funerale. Carolina Crescentini, Valeria Melillo, Claudia Pandolfi e Alba Rohrwacher sono donne, realizzate professionalmente; nessuna di loro è madre, sebbene Cecilia (Valeria Melillo) lo desideri intensamente. Di nuovo, sul grande schermo quello che attanaglia è la capacità delle protagoniste di mettere in scena le proprie emozioni e la propria intimità. Rispetto alle madri hanno raggiunto l'indipendenza, eppure pare che il prezzo da pagare sia alto, sembra che la rinuncia sia alla base della loro presenza attiva nella società. Se sono apprezzate professionalmente è perché 'sono come uomini” e la maternità è accantonata. In un modo o nell'altro è impossibile essere se stesse, nel film, ma non in platea. Il pregio maggiore di Due Partite, infatti, è la molteplicità dei personaggi femminili messi in campo che rispecchia la pluralità dei modi di essere donne. Non c'è dubbio che per le spettatrici in sala l'identificazione scatti non con una sola protagonista, ma con tutte e otto. Il gioco identificatorio funziona perfettamente e si riesce a essere, in modo contraddittorio e multiforme, se stesse, almeno guardando un film.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
Due Partite
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-09-17 04:18:49
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"'Cinema teatrale', molto raffinato, ma la carne al fuoco e tanta e dalla convenzione scenica alla concretezza del cinema, dalla distanza fisica all'implacabile potenza del primo piano un po' di efficacia va persa, a favore dell'inventario."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 6 marzo 2009) "Dal fortunato - perche ben scritto - testo teatrale di Cristina Comencini, regista/scrittrice figlia d'arte. (...) Giusto affidarsi ad attrici diverse (a teatro non era così): Valeria Melillo e Claudia Pandolfi sono molto brave, Carolina Crescentini molto migliorata, Alba Rohrwacher sempre molto. Cinema italiano da tinello, ma e film/palcoscenico, va bene così. Doppio poker di attrici eccellenti: molte dalla fiction vengono, ma nulla della bertuccia fiction nostrana portano qui. E quando ci ricapita?" (Alessio Guzzano, 'City', 6 marzo 2009) "L'idea della messa in scena e quella di lasciare gli uomini fuori dal quadro ma di interrogarli silenziosamente per i loro comportamenti, ieri senza colpevolizzarli più di tanto (anche le madri malmaritate finiscono per accettare quel molo di cui si sentono in buona parte co-responsabili) e oggi chiamandoli in causa direttamente, chiedendo loro ragione delle proprie azioni, ma sempre senza nascondere le proprie responsabilita. Peccato che alla fine la sensazione sia più quella dell'esercizio d'intelligenza che d'introspezione, dove la prova d'attrice vince su quella di regia e l'atteggiamento che si chiede al pubblico sia quello di ammirare il funzionamento di un meccanismo ben oliato piuttosto che quello di immedesimarsi o di appassionarsi per qualcuna delle otto vite raccontate." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 marzo 2009) "Brillante trasposizione di una commedia di Cristina Comencini, diretta da Enzo Monteleone. Mina impazza nelle colonna sonora. Otto attrici da elogiare." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 6 marzo 2009) "C'e un certo odore di vecchi merletti in questo film, un po' lo stesso che si respirava in 'scena, con la stessa carta vincente - e il caso di dirlo visto che le madri si vedono ogni giovedì per giocare a carte - e il cast: otto attrici tra le migliori del cinema italiano, cosa che però sottolinea ancora di più il senso di vuoto. Infatti con una materia così bella, dolorosa, eccitante, antica - il rapporto madrefiglia - le sfumature possibili erano infinite. Come le opportunita di giocarsi infiniti registri di personalita, paradossi, recitazione, sfumature di toni. Invece queste otto donne, madri&figlie, sono tutte un po' delle figurine, le prime con gli abiti vintage, le seconde tutte nerovestite, avvilite in ruoli incollati su di loro di noiosa superficialita. Di cosa parlano queste donne, anche la più fragile, che si suicidera in vecchiaia, come la madre, come se fosse un destino delle donne di famiglia? Di maschi. (...) Roba da posta del cuore, di quelle trascinate Ma senza vivacita, con uno sguardo sulle donne che diventa persino irritante (e e una donna a averlo scritto!) in questa sua formattazione banale. Isteriche, crudeli, lacrime e baci. Che strazio." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 6 marzo 2009) "'Due partite' era una piece teatrale di Cristina Comencini, ora e un film di Enzo Monteleone, ma il passaggio di testimone (e di sesso) non aggiunge granche. Il film si accontenta di illustrare la commedia come le attrici si accontentano di recitare i dialoghi, spesso brillanti, anche molto bene, ma senza uscire dal bon ton." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 marzo 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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