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"C'è da chiedersi quando il cinema Usa cesserà di ammorbarci con i suoi "sogni", nutriti a volontà di potenza fino alla paranoia. In Dreamer, versione equina dell'american dream che sembra il remake del recente "Seabiscuit" (anche qui, oltre al quadrupede infortunato, ci sono un fantino malandato, una corsa e una coppa da vincere: nel caso la Breeder's Cup Classic), tutti sognano e convincono gli altri a sognare il loro stesso sogno. Il film di John Gatins (al debutto nella regia, ma sceneggiatore navigato di parabole sportive) si proclama ispirato a una storia vera; però la parafrasi edificante imposta ai fatti lo rende assai più sognante che credibile. Dreamer è il classico "veicolo" al servizio di una star: e Dakota lo abita da cima a fondo profondendovi il suo gigionismo manierato. Tutto il cast fa da docile supporto al divismo della dodicenne biondina. Inevitabilmente di routine le emozioni della corsa, visto che l'esito è scontato fin dall'inizio." (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 22 settembre 2006) "Siamo sempre lì, il sogno americano anche a quattro zampe, i buoni sentimenti resi insopportabili come talvolta solo gli americani san fare. Dicono che la storia del purosangue che cade, si rompe la zampa, poi risorge e vince grazie alle cure smorfiose della molesta 12enne Dakota Fanning che gli offre torte e ghiaccioli, sia vera. Può essere. Ma è il film che è vecchio e finto. Mai un brivido dopo i 10 anni: manovra la corsa il deb sportivo Gatins, tutto pronto per famigliole assise davanti alla tv." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 settembre 2006)
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