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Dott. Plonk Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-07-03 15:19:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Nel 1907 il dottor Plonk, insigne scienziato e famoso inventore, scopre che il Pianeta Terra è destinato alla distruzione: a meno di immediate contromisure, la fine arriverà dopo 101 anni. Allarmato, lo scienziato si rivolge alle autorità, ma in mano ha soltanto i suoi fogli fitti di calcoli e nessuna prova. Decide quindi di costruire una sofisticata macchina del tempo per viaggiare nel futuro: la cavia sarà il suo fedele assistente Paulus. Dopo qualche errore di calcolo e incidente, la navetta parte con destinazione 2007: i calcoli dello scienziato sono esatti, ma ora bisogna convincere le autorità ad affrontare il viaggio nel tempo per vedere come il mondo si sia trasformato… Tributo ai film muti, in bilico tra la mimica serafica di Buster Keaton e Harold Lloyd e la verve satireggiante di Jacques Tati, Dr. Plonk è diretto dall’eclettico Rolf de Heer. In bianco e nero, didascalie e accompagnamento musicale anni ’20, apparentemente è omaggio leggero, ma dietro, grattando la pellicola vintage, c’è dell’altro: l’inquietudine dell’oggi. Non sarà riuscitissimo, anzi non lo è, ma Dr. Plonk riesce a divertire per 84 minuti, lasciandoti poi disperato. Col sorriso sulle labbra.

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Dr. Plonk
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-07-04 08:01:29
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Un film 'muto”

Attori diretti 'alla maniera” del cinema muto, accelerazioni dell'immagine ad hoc, cartelli a sancire ed esplicare gli snodi narrativi più importanti.

C'è tutto nel film di De Heer, che parla dell'oggi con il linguaggio di ieri.

Nell'avventura di uno scienziato che profetizza la fine del mondo per il 2008 e che, dopo aver inventato una macchina del tempo, la individua nella televisione, sia come oggetto paradigmatico del progresso tecnologico in sè, sia per l'incredibile potere di straniamento che ne deriva, si cela (ma nemmeno troppo) una dura critica alla società post-moderna, rinchiusa nei propri micro alvei di incomunicabilità e non disposta a prestare ascolto al diverso, ad un punto di vista nuovo e non convenzionale sul mondo.

La dura critica di De Heer

In un'epoca in cui la digitalizzazione e il montaggio frenetico prendono sempre più piede come colonne portanti di un certo modo di concepire il cinema, quel grande sperimentatore di Rolf De Heer riparte sorprendentemente da dove il cinema era partito.

E' infatti interamente muto Dr Plonk, ultima fatica dell'olandese, già autore di 10 Canoe e di Alexandra's Project.

Accompagnata da un'orchestrina sapientemente assemblata, la pellicola presenta un'impostazione tecnica che tenta di riprodurre con cura l'immagine, i modelli di recitazione e di rappresentazione di quello che è stato il cinema quando i film non erano ancora sonori.

Un tentativo che si ricollega in qualche modo alla sperimentazione del Grindhouse firmato a quattro mani dalla coppia Tarantino/Rodriguez, andando anch'esso nella direzione del voler riproporre, nei modi e nell'estetica visiva, un particolare tipo di cinema del passato.

Ma i due progetti, partendo dal medesimo punto di vista, pur divergono nei modi e nei fini.

De Heer si va ad impelagare in un cinema che, nell'immaginario collettivo odierno, è molto più vicino alla celebre descrizione fantozziana de La corazzata Potemkin, piuttosto che onorato e analizzato come precursore e codificatore dell'arte dell'immagine-movimento come la conosciamo oggi.

E, anzitutto per questo, Dr. Plonk è un film per pochi.

Non si lasci comunque intimidire chi teme un approccio così potenzialmente radicale al cinema. Pur non offrendo nessun altro input sonoro oltre a quello della mai stancante musica di sottofondo, il film del regista olandese si rivela godibile per tutta l'ora e mezza nella quale si dipana.

Quando pesanti sbarre rinchiudono il professore tacciato di pazzia e di terrorismo la metafora risulta evidente. Metafora della sconfitta verso la quale va incontro qualsiasi lettura della modernità non allineata al pensiero dominante.

Una critica che De Heer, seguendo altri spunti, ha già cominciato e approfondito nei suoi due precedenti lavori, e che rende Dr. Plonk anzitutto un film di denuncia, seppur realizzato secondo modalità e canoni del tutto non convenzionali.

Se questa critica pungente e intelligente cadrà nel dimenticatoio solo il pubblico lo potrà dire.

Noi, sinceramente, ci auguriamo che non sia così.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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