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"Confermando che di un Paese talvolta vede più cose uno che vi è appena arrivato di uno che vi ha sempre vissuto, Mike Newell rappresenta con forza di persuasione un ambiente che, in fondo, il cinema gangsteristico, anche il migliore, ha spesso trascurato: il mondo della manovalanza che un forte senso di solidarietà, di appartenenza al gruppo tiene insieme, rende compatto. Il cinema americano ha sempre saputo raccontare storie di amicizia. Lavorando su un libro di memorie di Joe Pistone e sulla solida sceneggiatura che Paul Attanasio ne ha tratto, Mike Newell va ben oltre un risultato apprezzabile anche per merito delle eccellenti interpretazioni di Al Pacino e di Johnny Depp che, come convintissimo Donnie Brasco, conferma di essere fra i migliori rappresentanti della sua generazione". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 7 novembre 1997) "E' uno dei film che rimarranno nella storia del cinema di mafia, raggiungendo, su un'atmosfera esistenziale sospesa sulla volgarità del mondo, sottigliezze espressive non comuni, ma anche con qualche riferimento ai classici come 'Al Capone' o 'Scarface'. I due goodfellas, quello d.o.c., fedele soldatino del crimine organizzato, e quello finto, sono una coppia che si incastra in modo esemplare: il piccolissimo boss Al Pacino e il sicuro e l'arrogante agente Johnny Depp sono strepitosi". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 8 novembre 1997) "Depp è tutto dilemma trattenuto; Pacino che ribalta le sue caratterizzazioni del 'gangster come eroe tragico' per Coppola e De Palma, ha momenti di sublime istrionismo. Con talenti così, la tentazione di leggere il film come un'allegoria è forte. Non sono gli attori, in fondo, professionisti della simulazione e del doppio gioco? Senza dirlo ad alta voce, Donnie Brasco ci racconta anche il loro mestiere". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 novembre 1997) "Eccellente poliziesco di Mike Newell, appassionata e crudele cronistoria di un'amicizia impossibile, un film sorprendentemente privo di violenza e dalle delicate sfumature psicologiche, con un finale così struggente da lasciare il groppo in gola. Gran parte del merito va alla superba interpretazione di Al Pacino, ma Johnny Depp ha già le stimmate del campionissimo". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 30 aprile 2001)
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