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Fosse tutto così, Donne farebbe dell'ironia sui cliché. Ma le vicende di Whitney Houston alla ricerca di "Mr. Perfect" e di Angela Bassett in guerra con l'ex-marito, sanno di tv. Peggio: forniscono al pubblico nero cliché su misura (e di riporto: vedi il prologo, con quella nera in fuga sullo sfondo di un paesaggio stile Monument Valley). Provaci ancora Forest. (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 19/1/96) Ci sono ghiottonerie sociologiche che forse ci distruggono (Michelangelo stampato sulla maglietta), dialoghi forse intraducibili, ma il film si avvolge sulle banalità sentimentali, su scenate pre e post coniugali, mescolando i destini di 4 malmaritate e/o maldivorziate con sogni legittimi. Le comparsate maschili danno ragione alle signore: a letto gli uomini sono un disastro, vanitosi, grassi, brutti, superdotati, pocodotati, stupidi, egoisti, infantili, fuggitivi. Come ai tempi della Crawford, le donne si chiamano "tesoro", senza la voce della Lattanzi e gli uomini rilanciano con "pupa". Whitaker, che ha dalla sua certa furberia, dà la sensazione di rivelare chissà che del cuore femminile, ricicla lacrime, senza homour: il film è professionalmente lagnoso e ineccepibile, non c'è un attimo di verità e, alla lunga, è una mancanza che si sente. (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 22/1/96)
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