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"Finalmente un film bellissimo e inatteso che unisce l'importanza del soggetto alla novita dello stile e non somigliando a nient'altro e destinato a dividere. È 'Women Without Men', debutto della grande fotografa e videoartista iraniana Shirin Neshat, da sempre in esilio, girato in Marocco per evidenti ragioni politiche (...) Volendo cercare per forza dei padrini all'esordio di Shirin Neshat si possono citare Wong Kar-Wai per la musicalita di riprese e montaggio, e il Terence Davies di 'Voci lontane sempre presenti' per l'impasto di nostalgia, violenza, rimpianto. Ma e anche la condizione della donna in Iran a impressionare lo spettatore occidentale. Buona notizia: il film, tratto dal romanzo magico-realistico di Shahrnush Parsipur, ha gia una distribuzione in Italia. Ne riparleremo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 settembre 2009) "Anche per gli eventi che anticipano tanta politica attuale, il film e molto interessante."(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 10 settembre 2009) "Una grande delusione l'ha procurata 'Women Without Men' della rinomata video-artista iraniana Shirin Neshat da tempo emigrata in Usa. Il film rievoca il colpo di stato che nel '53 abbatte il governo progressista di Mossadegh e consentì allo Scia di rinsaldare la dittatura; ma nel suo flusso estenuante e oscuro di allegorie storico-femministe, non si capisce perche ci si dovrebbe leggere un atto d'accusa contro l'attuale regime fondamentalista." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 settembre 2009) "Con lo stile algido e controllatissimo del suo lavoro fotografico, la regista ricostruisce l'estate del 1953 quando un colpo di Stato favorito dalla Cia depose Mossadeq per restaurare il potere dello Scia. E lo fa seguendo la storia di quattro donne, tutta a vario titolo oppresse dal potere maschile a cui cercano di sottrarsi, anche con la scelta estrema del suicidio. Ma alla fine la ricerca formale e l'elegante perfezione delle inquadrature finiscono per «congelare» la passione civile e, a volte, anche spegnere il fascino un po' misterioso di quelle quattro storie." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 10 settembre 2009) "Affascinante l'esordio della videoartista iraniana Shirin Neshat, resa celebre per i suoi ritratti di corpi di donna interamente ricoperti da scritte in calligrafia persiana. 'Women Without Men', serio candidato in lizza per un premio importante, ci porta nell'estate del '53 a ridosso dell'ennesimo putsch imperialista britannico-statunitense che privera l'Iran del presidente Mossadegh, eletto democraticamente e fautore, guarda caso, della nazionalizzazione del petrolio iraniano. Prima che venga imposto lo Scia, quattro donne di diversa estrazione sociale si sfiorano vivendo la loro problematica condizione psicologica. Estetizzante e deciso sperimentalismo cromatico dai set d'epoca ricostruiti in Marocco, 'Women Without Men' e composto, raffinato, atemporale grido di ribellione per le donne iraniane." (Davide Turrini, 'Liberazione', 10 settembre 2009) "Potremmo dire che 'Women Without Men' e un viaggio di «formazione» in cui il femminile - l'universo che narrano le quattro donne - traccia una cartografia di conflitti universali. Le quattro donne vanno verso una nuova consapevolezza di se che passa attrraverso le epoche, la morte, il disincanto, la sofferenza e anche in una diversa e strana dolcezza di complicita. Quasi che alla fine divenissero una sola, fragile e fortissima insieme, tanto da lottare per la liberta senza perdere i desideri. La cifra visiva di Neshat e quella delle sue opere, col ritmo sospeso in un intreccio di simboli e sovrimpressioni narrative. Non e un film «realistico» 'Donne senza uomini' anche se parla della realta, e fortemente politico, quasi «didattico» nel suo rapporto col presente che non esclude dalla storia e dalla metafora. Neshat cerca una diversa sostanza dell'immagine che vuole comunicare. La sua realta e una sospensione fantastica (molti cinefili si sono irritati gridando che non e cinema), nutrita di associazioni personali, che conduce lo spettatore, nel difficile rapporto di associazioni arte-schermo cinematografico, a un diverso sguardo non banalmente «preordinato»." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 10 settembre 2009)
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