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Piero era gay...
Piero è gay, ama alla follia Remo, sono "sposati" da quattordici anni con tanto di ricevimento con i parenti. Piero è anche un politico, consigliere tra le fila di una Unione Democratica che ricorda moltissimo il disastrato PD, che si trova catapultato alla conquista del municipio dopo che il rivale, arrivato prima di lui alle primarie, ha un colpo durante il discorso di insediamento, trovandosi a sfidare il temibile avversario di destra, Galeazzo, un gustoso Francesco Pannonfino.
Ma l'asino casca quando l'intransigente e temibile teodem centrista Adele Ferri non si avvicina a tal punto al nostro da intraprendere una relazione con lui, e rimanere poi incinta...
...e adesso sta con lei
"Luca era gay e adesso sta con lei, Luca parla con il cuore in mano, Luca dice sono un altro uomo...".
L'avete riconosciuta?
Ebbene si, è il tormentone che ha segnato l'ultimo Festival di Sanremo (qualcuno si ricorda il motivetto della canzone vincitrice?), che ha polarizzato l'attenzione fra lo schieramento di chi condannava il testo di omofobia spicciola e quello che lo difendeva in quanto racconto di una storia particolare, con una propria specifica dignità e senza velleità di giudizi complessivi sulla tematica omosessuale.
Diverso da chi?, primo lungometraggio per il cinema di Umberto Carteni, una lunga carriera da aiuto alle spalle con autori come Avati, Tornatore, Ferrara e Luchetti, cerca indirettamente di proporre una sintesi sul tema.
Il triangolo, a differenza di quanto sosteneva un'altra mitica melodia, pare che fosse stato considerato fin da subito, tanto da risultare la più ovvia e pacifica delle soluzioni. Ma lo spunto carino si disperde liquidamente in un'architettura che si sostiene e si alimenta di luoghi comuni ("ho provato con le donne, da ragazzino stavo con la più bella del paese") sia dal punto di vista della problematica sociale e culturale che da quello politico.
Il cast ben assemblato e assortito non riesce a rendere vivace più dello stretto necessario una pellicola che sembra accontentarsi troppe volte della risatina stentata e trascinata un po' via.
Il passo verso il porsi come un manifesto del mai troppo deprecato movimento luogocomunista è breve, e rischia di vanificare gli spunti interessanti che pur sono sparsi qua e là per la pellicola. Un vero peccato, perché lo spunto poteva dare vita a tutta un'altra storia.
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"Un film come questo richiede attori di un certo tipo, che riescano nello scambio di battute, nei ritmi, negli ammiccamenti, nel non detto. Claudia Gerini, la centrista familista frustata funziona perfettamente come incompresa e sensuale soft lady. Anche Filippo Nigro (compagno del candidato gay) e davvero credibile nel ruolo di un gay non sopra le righe. Chi non e 'sempre' all'altezza e Luca Argentero nel suo secondo ruolo da gay dopo 'Saturno contro' di Ozpetek. Su Argentero la Cattleya ha investito molto, dandogli un ruolo davvero non facile. Eppure l'ex del Grande Fratello lavora troppo sui vestiti e sulla posa e troppo poco sui tempi e sui ritmi (e per una commedia come questa non e un limite da poco)." (Dario Zonta, 'L'Unita', 20 marzo 2009) "Commedia politica ultraleggera con brividini contemporanei (...) Per un po' si sorride tra garbate situazioni pastello (la put... e chiamato farfallone), poi si lascia fare a due bravi interpreti affiatati, infine viene il dubbio che si miri all'omologata pacificazione sessuale tra etero e omosexmanontroppo. Quando lui, lei e l'altro si affollano in sala parto, salta in gola un antico grido: il triangolo no! Così no!" (Alessio Guzzano, 'City', 20 marzo 2009) "Anche se accompagnato dai bollini Arcigay e da Franco Grillini a Porta a Porta, 'Diverso da chi?' non e un film militante gay, ma un prodotto ben costruito dalla Cattleya e distribuito dalla Universal con un occhio al cast e ai troppi sponsor. Deve molto di più, presumo, alla produttrice esecutiva Francesca Longardi che allo sceneggiatore Fabio Bonifacci (per Cattleya 'Amore, bugie & calcetto') o al regista un po' di scuderia Umberto Carteni. L'aspetto più interessante, però, non e tanto la modernita del triangolo, ma l'averlo ambientato nel mondo della politica, all'interno del Pd (qui Ud), in cerca di un candidato sindaco per Trieste e di una coesistenza tra la sua ala più conservatrice e quella più di sinistra. Luca, oltre ad essere gay, come nella canzone di Povia, e un fragile candidato sindaco del Pd che viene unito dal partito (un grande Antonio Catania) alla binettiana Claudia Gerini come vice-sindaco. Il meglio del film, che nella zona centrale si ferma un po' troppo sulla commedia, e proprio la parte di satira politica iniziale con gli scambi di insulti tra binettiani e ds. Nel vortice dell'odioamore Gerini e Argentero si scambieranno non solo i ruoli sessuali, ma anche i ruoli politici. 'Il centrosinistra si fa anche così' dice un personaggio. Niente di esaltante, anche perche gli attori non sono così controllati dalla regia e il copione non e brillante come ai tempi di Age e Scarpelli, ma e un passo in avanti in una stagione di cinema italiano mai cosi basso e qualche battuta buona c'e 'Discutere su come suicidarsi fa molto centrosinistra'." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 20 marzo 2009) "Posso garantire che pur con qualche momento in cui la commedia si incarta un po' su se stessa, c'e da divertirsi. E da ammirare una volta di più, e meglio che altrove, il talento della Gerini, capace di brillare di luce propria almeno in un paio di scene da antologia. Quando le scappa un bacetto al compagno di 'ticket', che pur seguito da approcci più consistenti le mette addosso la paura di chi avendo agito d'istinto non ha valutato le conseguenze. O quando e scoperta seminuda in casa della coppia omosex dal poveretto che sta diventando il terzo incomodo. vogliamo ipotizzare che dall'alto dell'olimpo filmico Capra sorride e approva?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 marzo 2009) "Claudia Gerini e brava e bella in una situazione che vagamente evoca quella in cui a Roma si scontravano il sindaco di sinistra Walter Veltroni e il vice-sindaco democristiano signora Garavaglia. 'Diverso da chi?' e del resto più accurato nel descrivere il grottesco della politica in una piccola citta del Nord-Est che nel riferire sul candidato sindaco del centrosinistra, un professore gay che vive con l'amico (Filippo Nigro, impeccabile)." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 20 marzo 2009) "E' uno di quei film che ti fanno chiedere: come sarebbe se fosse americano? In effetti e un mix di temi attuali nella loro trasversalita sovranazionale e di altri temi invece ancorati alla nostra esperienza italiana." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 20 marzo 2009)
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