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Discesa All'Inferno Recensione

"Discesa All'Inferno" recensioni

Scheda Film
Discesa All'Inferno
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:36:47
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Ispirato ancora una volta a un romanzo di David Goodis, il giallista americano più frequentato dai cineasti francesi. Discesa all'inferno ha tutte le credenziali del film di pura confezione. Da Truffaut ('Tirate sul pianista') a Beinex ('Lo specchio del desiderio') giù giù fino a Bèhat ('Rue Barbare'), il mondo di Goodis è andato infatti riducendosi nel tempo a una serie di cliché tematici e formali. Professionista di buon mestiere ma di scarso estro. Girod evita di misura il sospetto della maniera quella macchina da scrivere che scandisce gli eventi, come in Hammett...), concedendo ai suoi protagonisti i ritmi distesi e i sentieri tortuosi necessari per entrare l'uno nel segreto dell'altra (con qualche sottolineatura di troppo, semmai), e circondandoli di eccellenti comprimari. Claude Brasseur, briglie sul collo, e Sophie Marceau, non aggiungono infatti granché alla loro immagine. Ma l'abietto direttore d'albergo di Gerard Rinaldi, l'amena turista yankee di Betsy Blair e soprattutto la stravagante coppia di ricattatori di Marie Dubois e Sidiki Bakaba, sono la cosa migliore del film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 Agosto 1987)

"Inizio drammatico, con il protagonista che attraversa, a piedi, la periferia di una città immersa nel silenzio notturno. Barcolla, sembra drogato o ubriaco, e solo con fatica riesce a raggiungere la propria abitazione, lasciando dietro di sé alcune macchioline rosse. Ma non è sangue suo quello che gli si sta rapprendendo sulla giacca, bensì di un poveraccio il quale ha avuto la disgrazia di incontrarlo durante una profonda - e distruttiva - crisi di sconforto. (...) Giallo psicologico in senso lato si potrebbe definire il film, con il suo intreccio tutto modellato sulle inquietudini esistenziali dei due personaggi (Claude Brasseur e Sophie Marceau, entrambi in piena forma), con una conclusione che, di giallo, ha solo la forma (in realtà è come una catarsi alla rovescia che suggella lo psicodramma). Interessante, anche se con frequenti cadute di tono, la regia di Francis Girod." ('Il Tempo', 28 Agosto 1987)

"Diretto da un regista eclettico ma non disprezzabile come Francis Cirod ('Trio infernale', 'La banchiera') e ispirato al romanzo del saccheggiatissimo giallista americano David Goodis ('Lo specchio del desiderio', 'Rue Barbare'), 'Discesa all'inferno' è la dimostrazione di quanto il cinema francese sia caduto in basso: la prestigiosa tradizione del noir esistenziale si spappola qui in una esangue ripetizione di lenzuola fruscianti e tette al vento che sembra, nel migliore dei casi, uno spot pubblicitario in favore del turismo alle Antille. Anche il contrappunto razziale (lo scrittore si confessa colpevole ma l'ambiguo poliziotto non gli crede perché così può far condannare un rivale d'amore gay) viene speso male, tra scenette di vita alberghiera e plastiche nudità maschili. Il finale poi ve lo raccomandiamo, con lo scrittore ferito al collo e la mogliettina amorevole che ricuciono la loro sbrindellata love-story al chiarore dell'alba. Claude Brasseur, barba lunga e doppiopetto sgualcito, fa il derelitto sbevazzone con perenne macchina da scrivere al fianco; Sophie Marceau, soda e fascinosa, si spoglia con qualche malizia di troppo, forse ricordandosi che nel 'Tempo delle mele' 1 e 2 quell'uomo era suo padre." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 26 Agosto 1987)

Copyright © Cinematografo 2006.



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