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E' vero: non c'è un segno di Croce, non una preghiera, oppure ci sono segni che sanno di posticcio, ma poi il finale è tutt'altro che agnostico. E' insomma un caso strano: una storia che ha Dio nel titolo - un titolo significativo, teologicamente perfetto - ma non ce l'ha nei segni espliciti del racconto, eppure lo fa sentire come un'esigenza, come una necessità. Forse è qualcosa che assomiglia all'agnosticismo dichiarato da Gullotta e all'ateismo professato da Manfredi. L'uno e l'altro sono un segno forte della nostalgia di Dio. Forse un prete e un cardinale non sono proprio così. Ma sarebbe bello che l'uomo che è in loro fosse anche così.
(Claudio Sorgi, "Avvenrie", 3.12.1998)
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