"A differenza dei gialli di ambiente campestre, in 'Dietro la pianura' l'accento non è messo sui vizi nascosti, la corruzione verniciata la grettezza di un piccolo mondo di provincia. Il male, anzi - un tema di cui nel film si discorre anche troppo viene da fuori o così sembra giacché è una storia imperniata sull'ambiguità, sul contrasto tra verità e apparenza. Ambiguo è anche il medico di Remo Girone, fulcro dell'intrigo sebbene, come risulta soltanto alla fìne, il suo sia un personaggio tinca, come si dice in gergo teatrale. Il vero protagonista in fondo, è il commissario che Claudio Bisio impersona con quell'energia ossessionata e quelle spicce sprezzature di recitazione che gli sono proprie. Non mancano i risvolti torbidi né i colpi di sonda in un erotismo torvo, ma sono increspature in uno stagno, dietro o sotto la pianura in contrasto con l'apparente solarità del racconto. La colonna musicale è di Carlo Maria Cordio, ma, poiché il personaggio femminile principale è una violoncellista, c'è spazio anche per Bach e Glenn Gould." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 19 giugno 1994)
"Forse perché richiamati dai nomi di Remo Girone e Claudio Bisio, alcuni spettatori cadono nella rete di 'Dietro la pianura', film realizzato da Gerardo Fontana e Paolo Girelli con il contributo del ministero del Turismo e dello spettacolo. (...) Che dire di più di un film così? Se Fontana e Girelli pensano che il loro destino sia il cinema, continuino pure. Il minimo che si possa loro chiedere è di non usufruire più, nel prosieguo della loro attività dei fondi dei contribuenti." (Luigi Paini, 'Il Sole 24Ore', 26 giugno 1994)
"Cosa c'è 'Dietro la pianura'? Il disastro. Non solo il disastro personale di Fontana, Girelli & Co., ma anche quello degli organi competenti, delle commissioni di esperti, dei lettori professionali di sceneggiature che hanno creduto e puntato su di loro. Ecco il fatto davvero grave, che questo disastro (sommato a tanti altri, a troppi altri) convinca dell'inutilità di un qualsiasi incentivo alla produzione e all'innovazione del nostro cinema. Per questo se ne deve scrivere: per chiedere che così non avvenga, che non tutto il cinema italiano ancora possibile paghi per colpe non sue, e che si ricominci con più serietà, non da tre ma da zero." (Roberto Escobar, 'Il Sole 24 Ore', 26 giugno 1994)
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