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Die Hard - Vivere o Morire Recensione

"Die hard - Vivere o morire" recensioni

Scheda Film
Die hard - Vivere o morire
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-19 16:00:17
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Il ritorno di John McClane

Un supercattivo si infiltra in tutti i sistemi informatici degli Stati Uniti, provocando un'ondata di panico nella nazione: il suo obiettivo è il database dei conti economici, che è deciso a intestarsi. Ovviamente sulla sua strada si parerà il detective John McClane, trovatosi a salvare quasi per caso uno degli hacker inconsapevolmente sfruttati per l'attuazione del terribile piano...

Un luna park di azione e ironia

Torna ancora una volta, distanza di qualche anno, la fortunata serie Die Hard, con un nuovo capitolo intitolato - banalmente - Vivere o morire; e torna soprattutto Bruce Willis (ormai assunto a icona del puro machismo), in questo caso circondato da un cast di volti poco noti per infondere nuova linfa alla saga.

Nulla di nuovo sotto il sole, comunque: fra un paio di belle ragazze, inseguimenti di ogni genere, contusioni e spruzzate di sangue qua e là, è facile immaginare questo action movie tutto testosterone, che mira ad accattivarsi il proprio pubblico rilanciando di continuo l'azione e introducendo via via mirabolanti colpi di scena. Il tutto affidato alla mano docile di Len Wiseman - già autore dei due capitoli di Underworld - che gestisce con mestiere un blockbuster ben indirizzato sui binari imposti dalla produzione.

Notevole è la vena scanzonata della pellicola, la massiccia dose di autoironia di cui si fa carico lo stesso Willis e che rende estremamente godibili alcune sequenze, e riesce a ravvivare, almeno per una buona metà del film, l'attenzione dello spettatore più smaliziato. Alla lunga, però, le esagerazioni si accavallano e appesantiscono il film: d'accordo che il patto siglato con un prodotto del genere non prevede una pedissequa verosimiglianza, ma com'è possibile che un essere umano schiacciato tra una jeep che va a 80 km/h e un muro si rialzi e continui a menarle di santa ragione? O dove si è mai visto un jet dell'aviazione americana infilarsi sotto un viadotto e rimanervi in volo statico?

Il troppo, in alcuni casi, stroppia, ed è un vero peccato perché il film di per sé è godibile. Nulla di eccezionale, intendiamoci, ma fino a un certo punto si lascia guardare con un certo gusto, anche per merito del suo redivivo protagonista; poi, però, lo script e la regia si lasciano prendere la mano, e la pellicola perde quella freschezza e quell'immediatezza che ne facevano un buon prodotto.

Die Hard – Vivere o morire è un film che piacerà agli appassionati della saga (ora aggiornata all'epoca della web-revolution) e dell'action movie, ma che finirà per stancare un pubblico diverso.

INTERVISTA A BRUCE WILLIS

Dopo tanti anni dal primo film, cosa ti lega ancora al personaggio?

Beh, la continuità deriva dal fatto che quando ho interpretato il primo ero a stretto contatto con la mia terra, il New Jersey, avevo fatto giusto un anno di televisione prima, ero molto genuino. Il reinterpretare lo stesso personaggio mi riporta a quello che ero allora. E in effetti non è cambiato molto del personaggio. E' un pò più lento, e magari anche più irascibile forse!

Ma come è stato rinfilarsi nella famigerata canotta?

Beh dai, non l'ho usata molto. Il personaggio invecchia, e così anche il suo modo di vivere, di vestire. Hey! Sono un cinquantenne! Sono vecchio per la canotta!

Come è stata la preparazione del film?

Molto complessa, c'è stato un lavoro di scrittura lungo e abbiamo dovuto stringere i tempi delle riprese e della postproduzione. Poi la parte difficile è che io oggi sono più lento di quel che ero venti anni fa, faccio più fatica a girare le scene d'azione. La vera difficoltà è stata sopravvivere fino alla fine delle riprese!

La scelta delle musiche è stata molto attenta. Si sa che lei ha molto a cuore questo lato dei film, ha pure un gruppo...

Il gruppo che porto avanti nasce da una mia grandissima passione nel suonare, per i concerti in quanto tali. Oggi nella band siamo in quattro, ma per me è un hobby, non ci guadagno di certo da vivere.

La comicità che infonde nei suoi personaggi è da copione o è una sua scelta?

Parte della comicità è sicuramente frutto del mio lavoro. Cerco attraverso questo filo conduttore di dare continuità alla serie, che è sempre stata scanzonata. Questi film ti devono eccitare, far divertire. Ti devi sentire sballottato, come se fossi sulle montagne russe!

Pare che un altro elemento di continuità della serie sia il dolore fisico che il personaggio sopporta: ma non sarà un pò masochista!?

Ottima idea, geniale, non ci avevo pensato! Lo chiamerò l'eroe masochista! Quello che non importa se il caso è risolto, è un aspetto marginale. Quel che conta veramente è se prende botte e spruzza sangue!

A parte gli scherzi, il farsi male, le cadute e i combattimenti inverosimili sono un pò nella mitologia della serie, come il senso dell'onore, una sana mancanza di rispetto per l'autorità e via discorrendo.

Non le piacerebbe cambiare genere, fare pellicole più serie?

A dicembre inizio a girare un film sul Vietnam con Oliver Stone, e inizierò presto un altro lavoro con Robert Redford. Anche se un pò mi piace continuare a cazzeggiare!

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-26 09:30:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Buon vecchio John McClane, quanto ci sei mancato. Tu, Rocky Balboa, John Rambo, voi sì che sapete come farci sentire vecchi. Il vostro sguardo spaesato in un mondo che non è più il vostro (e neanche il nostro) è adorabile al pari della tenera ostinazione con cui cercate di salvarlo. John, poi, è il migliore. Ultimo dei cowboy-boyscout, Bruce Willis gli deve tutto, a partire dal famoso "Hippy-ya-ye" che lo ha reso immortale. Grattacieli, aeroporti, persino la camera di un hacker adolescente per lui diventano sempre il posto sbagliato al momento sbagliato. Il giovanissimo regista Len Wiseman, videoclipparo di razza e genio del reparto tecnico-artistico di diversi kolossal (Independence Day, Godzilla, Men in Black) lo mette di fronte a un attacco globale cyber-terrorista. Infame, John-Bruce non sa neanche accendere la lavatrice. All'antieroe "figo" perennemente insultato dalle sue donne tocca combattere con nerd bombaroli rifiutati dalle agenzie governative statunitensi perché troppo intelligenti. Si sa, al colosso America mai far notare i piedi d'argilla. McClane non si scoraggia e affronta il tutto come sa: con i computer condivide il cervello. L'uno elettronico, l'altro umano, ma entrambi mossi da un codice binario: fortuna che l'abbinamento di Willis è violenza-umorismo.Per la recensione completa leggi il numero di novembre della Rivista del Cinematografo

Copyright © Cinematografo 2007.



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