Copyright © Cinematografo 2007.
Le conseguenze della solitudine
In un liceo dei sobborghi londinesi arriva una nuova professoressa di arte: si chiama Sheba, è giovane, e con il suo fascino attira l'attenzione sia dei colleghi che degli studenti. Anche Barbara, la matura insegnante di storia, sembra interessarsi a lei, e dopo aver stretto amicizia le due donne entrano in una intima confidenza. Sheba non sa, però, che questo le costerà caro: Barbara scoprirà la sua relazione con uno studente quindicenne, e, con un sottile ricatto, cercherà di allacciare con lei un legame torbido e ambiguo.
'Ti ho invitata a pranzo perché mi sembravi simpatica, volevo diventare tua amica…”
'Io volevo poco di più.”
In quel 'poco di più” si nasconde la miccia che porterà allo scoppio dello scandalo, e quindi alla distruzione della vita sociale e familiare di Sheba; ma anche, e forse soprattutto, qualcos'altro: il 'poco di più” cui fa riferimento il personaggio di Barbara, infatti, rappresenta la soluzione definitiva a una vita di solitudine, in cui il contatto fisico è sconosciuto, le parole di conforto sono rare e 'si programma un intero week-end su quell'unica uscita alla lavanderia”. Non c'è spazio per la dolcezza né per i sentimentalismi in un'esistenza così arida, e il diario che Barbara compila costantemente ogni giorno riflette una simile visione della realtà. Niente moralismi, insomma: la prospettiva è quella cinica e disincantata della donna matura che cela il proprio lesbismo, e qui risiede l'idea vincente del film (a cui si perdona un poco di frettolosità nella parte centrale della sceneggiatura). E' lei, la persecutrice, non la vittima, la vera protagonista di questo secco e incalzante melodramma che cavalca i suoi momenti cardine (quelli di svolta, essenziali all'intreccio) sulle note suggestive di Philip Glass, e in cui non ci sono vinti né vincitori, ma soltanto persone comuni chiuse nelle proprie ossessioni, e nella frustrazione dei desideri insoddisfatti.
Richard Eyre, da par suo, dirige con mestiere questa storia di pulsioni represse (e tempestivamente punite quando trovano sfogo), supportato da una coppia di attrici formidabili: Judi Dench è monumentale, Cate Blanchett le tiene testa. Da un romanzo di Zoe Heller.
Copyright © Spaziofilm.it 2007.
"'Diario di uno scandalo' dell'inglese Richard Eyre è anzitutto un'arena di confronto tra due attrici superlative, Judy Dench e Cate Blanchett. Tratto dal bestseller di Zoe Heller 'Wuat she was thinking notes on a scandal', è costretto a rinunciare, sopperendo con una voce narrante, all'impianto diaristico del film." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 13 febbraio 2007) "Più cupo e angosciato, 'Notes on a Scandal' racconta il dramma di due insegnanti inglesi: (...) Costruito intorno a due attrici in stato di grazia (non fosse fuori concorso, la Dench avrebbe già vinto il premio per la miglior interpretazione), il film evita i facili toni pruriginosi, grazie anche alla sceneggiatura di Patrick Marber (dal romanzo di Zoë Heller 'La donna dello scandalo') che scava nella psicologia delle due donne e trova per ognuna la ragione dei loro comportamenti ma non la giustificazione per le loro azioni. Finendo per offrire un quadro della scuola, e della società, inglese che con i toni della commedia di costume ci offre l' impietoso ritratto di un fallimento epocale." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 13 febbraio 2007) "Una gara di bravura fra due prime attrici strepitose, entrambe candidate all'Oscar. Un adattamento letterario di rara intelligenza e appropriata crudeltà. Una storia inventata nella quale echeggiano fatti di cronaca verificatisi di qua e di là dall'Oceano che traducono con esattezza l'angosciosa confusione di ruoli e di identità, anagrafiche e sessuali, propria dei nostri anni. Diretto con affilata precisione dall'eclettico Richard Eyre, 'Notes on a Scandal' (da noi 'Diario di uno scandalo') ha la tenuta psicologica del miglior cinema inglese e il ritmo incalzante di uno psycho-thriller. Ma senza le banalità e semplificazioni di rito, perché adattando il libro di Zoe Heller (Bompiani) Patrick Marber (l'autore di 'Closer') ha conservato non solo la sapienza letteraria del romanzo, scritto in forma di diario, ma la densità e la vivacità degli ambienti e dei caratteri. Riuscendo inoltre a non giudicare mai i personaggi per farci anzi capire le ragioni, buone e cattive, di ognuno di loro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 febbraio 2007)
Copyright © Cinematografo 2008.

Video e trailer dei film prossimamente in uscita...
| Mamma Mia!
Kung Fu Panda Hancock Il Principe Caspian Il Cavaliere Oscuro Denti |