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Danny The Dog Recensione

"Danny The Dog" recensioni

Film
Danny The Dog
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-01-17 04:01:01
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Jet Li è (insieme con Donnie Yen) l'erede di Bruce Lee: è ovvio che in 'Danny the Dog' il kung fu si sprechi. Ma, al contrario di molti altri casi, questo film non è un pretesto per mettere in scena le arti marziali e non f a semplicemente da sfondo a feroci e sanguinolenti combattimenti. Dietro, c'è molto altro. Come la sempre affascinante storia di un primitivo, una specie di Tarzan, che scopre la vita, la civiltà e gli affetti quando è già un adulto. 'Danny The Dog' diventa così un miscuglio di violenza e dolcezza, al ritmo della musica dei 'Massive Attack'. Non a caso produce Luc Besson." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 10 giugno 2005) "Un pianista americano di colore, cieco, e la sua timida figlia accolgono il selvaggio cinese Danny, lo rendono umano e lo strappano alla sua allucinante condizione. È lo schema di una favola moderna, di un feuilleton strappalacrime, ma la presenza del cinese Jet Li, uno degli eredi di Bruce Lee, e delle arti marziali e la colonna sonora dei Massive Attack fanno di 'Danny the Dog', prodotto da Luc Besson, un dignitoso miscuglio di action/kung fu movie, commedia e melodramma. (...) Morgan Freeman e Bob Hoskins interpretano il buono e il cattivo tra i quali si muove Jet Li, all'inizio una via di mezzo tra l'enfant sauvage di Truffaut e un personaggio di Herzog, pronto a sfoderare il suo micidiale repertorio marziale quando è costretto a combattere contro spietate creature." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 12 giugno 2005) "Leterrier, deb che ha lavorato al fantasy horror e per Asterix, ha un io di cinema diviso che il suo produttore Besson cerca di congiungere in questo curioso film subliminale. (...) Il ping pong fra colpi bassi di kung fu e il sospetto che nella melodia ci sia l' arte della vita è didascalico, elementare, ma la cornice fantastica colpisce nel segno." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 giugno 2005) "Sì, d'accordo: il soggetto di 'Danny the dog' è abbastanza ridicolo; però non stupirà chi conosce Luc Besson di cui interpreta alla lettera l'immaginario popolato di assassini disadattati quanto ansiosi di redenzione. Non è il caso, insomma, di parlare di psicologia, né di esigere verosimiglianza. L'obiezione è un'altra e riguarda un paradosso evidente: per raccontare la conversione dell'angelo della morte alla bontà, il film sgrana un rosario di zuffe una più feroce dell'altra, fatte su misura per alzare il tasso di adrenalina dello spettatore in sinergia con la colonna sonora originale dei Massive Attack. Che poi le sequenze in questione, coreografate Yuen Wo-Ping, ben girate e montate, siano la vera ragione d'essere di tutta la faccenda, non sfugge a nessuno: ma fa a pugni con la pretesa 'morale' della favola." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 giugno 2005)

Copyright © Cinematografo 2007.



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