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"Film che coniuga i ritmi ed i toni del poliziesco con quelli del dramma psicologico, sia per i conflitti genetici e secolari tra bianchi e rossi, sia per la complessità del gioco dei sospetti, dei dubbi che si alternano nella mente del protagonista, da un lato attirato dalla voce del sangue e dall'altro restio a scrollarsi di dosso la civilizzazione che copre il suo passato tribale, seminato di morti. Film denso e teso, asciutto nei toni e senza inutili cadute nel sentimentalismo, esso non apre certo uno sguardo rassicurante sul problema delle riserve dove gli ultimi superstiti di un glorioso passo vivacchiano in attesa di una probabile definitiva estinzione. Il gioco dei caratteri è ben disegnato, e tutti, da Kilmer a Shepard, da Greene all'esordiente Sheila Thousey, al vecchio John Trudell che dipinge assai gustosamente il vecchio stregone, fanno la loro parte con aderenza e convinzione. Il film si riferisce a fatti realmente accaduti un ventennio fa". (Segnalazioni Cinematografiche)
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