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"Potrebbe anche essere letto come un film polemico, ma ciò che coinvolge e convince è la grazia con cui per 70 minuti la camera a mano del regista insegue i passi quasi di danza di quest'uomo dedito alla sua missione. Uno stregone che centellina le parole e gli affetti, cercando anche le ricette morali dell'esistenza. Nutrirsi di vita per poter nutrire: anche questo, dice l'autore, è un modo per abolire il lavoro alienato, in un'elegia di suoni, colori, movimenti e sapori, che sono solo intuiti ma conservano fascino e profumo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2004)
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