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Crossing Over Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-06-25 10:24:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Crossing Over è cinema americano oggi. Post 11 settembre. Classico nella forma, liberal nella sostanza. Frammentato e insieme organico: uno spezzatino riconvertito a puzzle. Inarritu, per intenderci. Crash, Leoni per agnelli, Nella valle di Elah, gli esempi illustri di una autorialità mainstream che ricompone per Hollywood (e a Hollywood riceve il suo sigillo: i 3 Oscar a Crash, 2004) l'incommensurabile. L'evento al di là di ogni logica, bandiera, retorica. Il crollo delle torri non si vede mai. Ma non è più il fuoricampo che non si può mostrare, bensì la ratio del nuovo imperativo panottico. L'invisibile compresente, un fantasma dell'ubiquità visiva. Stavolta non si parla di Iraq, ma di green card, via crucis della cittadinanza. Eppure lo sguardo di Kramer è figlio dello stesso diktat culturale. Anzi, ne è la maniera. La stanchezza con la quale ripropone certe atmosfere, certi personaggi dolenti (Harrison Ford ne è il perno, logoro più che logorato). Il solito gioco di specchi, dell'adesione a tutti i punti di vista che equivale a non assumerne nessuno. La sostituzione del vecchio idealismo retorico – odioso ma almeno sincero - con la retorica dello stile. Immagini potenti, situazioni esemplari. E l'equivoco (l'inganno?) dell'ingegnosa coralità postmoderna. Nulla torna più, eppure tutto alla fine combacia.

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Crossing Over
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-06-26 08:00:27
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Frontiere e speranze?

Max Brogan è un agente dell'ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement) che, insieme ai suoi colleghi, deve far rispettare ad ogni costo le ferree leggi sull'immigrazione degli Stati Uniti. Si imbatte in Mireya Sanchez, che per disperazione si reca clandestinamente in America insieme al figlioletto. Mireya non è l'unica a cercare fortuna come può: come lei, ci sono l'attrice australiana Claire e il musicista inglese Gavin. Come lei, c'è chi vive già negli Stati Uniti ma deve fare i conti con la propria estraneità, come il coreano Yong Kim e Taslima, una giovane del Bangladesh, espulsa, senza motivo. Ma vivere in America è davvero un sogno?

La terra promessa

Gli Stati Uniti sono considerati la terra delle opportunità fin da quando i padri pellegrini nel 1620, a bordo della nave Mayflower, giunsero in quella che sarebbe divenuta una delle potenze più influenti dell'intero pianeta. Da allora, migliaia di uomini e donne abbandonano i luoghi natali alla ricerca di una vita migliore. Oggi, l'America, costruita da una mescolanza di razze, religioni e culture, segue una legislazione rigidissima nei confronti dell'immigrazione clandestina e attua nei riguardi di chi non è nato sul suolo statunitense un rigore che non conosce eccezioni. L'ICE, organismo governativo che si occupa del controllo delle frontiere e dell'immigrazione clandestina, segue i propri protocolli ed espelle chiunque non abbia tutte le carte in regola per rimanere. Eppure, ci sono madri che devono lasciare i propri figli perché costrette dallo Stato e che muoiono per poterli riabbracciare, ci sono giovani attrici che si prostituiscono per la carta verde, ci sono ragazzi coreani a rischio che ritrovano la voglia di provarci una seconda volta. E che dire di chi, pur vivendo in America, non rinnega le tradizioni di un humus culturale distantissimo da quello wasp e non si integra in profondità, ma resta estraneo e straniero, sempre e comunque? Il regista Wayne Kramer affronta l'America multirazziale, raccontando una serie di microstorie intrecciate fra loro che danno vita nell'insieme a un film a più voci. La coralità di Crossing Over offre allo spettatore la possibilità di adottare un'ottica esplorativa nei confronti di un problema sociale quale quello dell'immigrazione, senza inquinare con la 'passione” per un protagonista un approccio capillare e una comprensione maggiore delle ramificazioni. L'emozione non manca, sia chiaro, ma non poggia su un'emotività indotta da drammi e drammoni. Il tutto è mediato, elaborato, mostrato con discrezione, senza cedere mai all'ingordigia delle immagini e alla faziosità della loro esegesi, senza piegarsi al racconto a tesi. Il film funziona, non ha eccessi, scorre liscio, è ben orchestrato, ogni intreccio ha il giusto peso, le interpretazioni sono buone e mai gigionesche, nonostante la presenza di attori di calibro quali Harrison Ford, Ray Lotta e Ashley Judd. Interessante l'episodio della ragazza del Bangladesh, le cui implicazioni segnalano con evidenza che l'11 settembre non è una ferita rimarginabile.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
Crossing Over
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-07-04 04:12:20
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Animato nelle premesse da buone intenzioni, 'Crossing over, il film di Wayne Kramer, alla sua opera seconda, risulta sinceramente un po' goffo. Repertorio di una casistica completa, sventagliata come un sonnacchioso catalogo, di tutte le possibilita concernenti l'immigrazione legale o illegale in America, il film procedere per cumulo di episodi e personaggi per finire col guardare con occhio comprensivo e giustificazionista a tutti i pregiudizi, alle diffidenza, ai sospetti, alle ostilita nei confronti di chi sta fuori e vuole entrare dentro. O sta gia dentro, ma e o viene percepito come diverso e quindi pericoloso."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 26 giugno 2009) "'Crossing Over' si riduce a una versione meno riuscita di 'Crash' e a una più riuscita di Babel', rispettivamente il meglio e il peggio che si possa trarre da questo tipo di cinema, dove lo spettatore deve ricomporre storie di gente di cui non gli importa nulla e che nulla fa per diventare importante, a parte soffrire e far soffrire. Il cinema come fioretto, dunque, e ancora una volta come modello estetico per i fratelli Weinstein, mandanti del progetto buonista e tristanzuolo. Ma questo, almeno, nessun festival se l'e preso." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 26 giugno 2009) "Intrecciando alcune storie a vario titolo correlate, 'Crossing Over' si ispira al mosaico narrativo di 'Traffic', 'Crash' e 'Babel', ma resta al palo. Troppi personaggi e provenienti da realta troppo eterogenee: cadute nel patetico che stranamente non aiutano a far scattare la molla della simpatia. Il fatto e che, pur stando dalla parte dello straniero, il regista e sceneggiatore Wayne Kramer racconta le cose in modo così pedestre e confuso da offrire qualche valido appiglio all'intolleranza: vedi il caso dell'adolescente musulmana il cui calore nel giustificare il martirio suicida provoca nell'Fbi un allarme forse non del tutto ingiustificato. Dolente e sommesso, l'unico nel film a creare una certa partecipazione e Harrison Ford." (Alessandra Levantesi , 'La Stampa', 26 giugno 2009) "Il regista si rifa umilmente ai modelli, per poter andare al centro del contenuto, del messaggio a costo di apparire didascalico, come nel personaggio dell'avvocato dei clandestini Ashley Judd. E riesce meglio lì dove sa essere ironico e impietoso: con l'attrice australiana che si prostituisce con il burocrate Ray Liotta, la giovane iraniana anticonformista che vuole vivere la sua sessualita in una famiglia emancipata solo nel portafoglio (...) E se pure, sia nella scrittura che nelle immagini, c'e qualche stereotipo di troppo e l'eroe e troppo scolpito, persino nelle rughe, l'affresco nell'insieme e potente e immediato. Un Bignami della tolleranza zero, dei pregiudizi e di un impero che crollando, come sempre, lascia gli ultimi, i più deboli, sotto le macerie." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 26 giugno 2009) "Insomma, 'Crossing Over' e un film-mosaico, dove casi lontani e diversi a un certo punto s'intersecano. Per capire tutto occorre prendere appunti. Ma chi va al cinema come si va a scuola?" (M.C. 'Il Giornale', 3 luglio 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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