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"Una vera storia non c'è, ci sono però molti personaggi ciascuno pronto ad agire per proprio conto (o quasi) senza collegarsi con gli altri e, soprattutto, senza inserirsi mai in una struttura narrativa logica e ben ordinata perché sempre all'insegna, invece, come nel libro, delle ellissi più arbitrarie, destinate, spesso, a confondere le idee. Fra i personaggi, una donna (interpretata da Uma Thurman) che, dotata di due pollici enormi, fa volentieri con quelli l'autostop, attraversando mezza America. È testimonial di una ditta di cosmetici gestita da un gay detto "contessa", interpretato da John Hurt, ama un po', ma non molto, un sangue misto pellerossa cui presta il suo volto mezzo asiatico l'immancabile Keanu Reeves, e si fa guidare spiritualmente da un guru isolato tra i monti che, dopo 'Karate Kid', è il quasi giapponese Pat Morita. Poi ci sono le cowgirls del titolo, lesbiche come le Amazzoni e pronte a tutto per sottrarre all'FBI e alla Guardia Nazionale una specie rara di fenicotteri trattenuti abusivamente da quelle parti." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 21 giugno 1995)
"Inventivo, fedele, fantasioso, esagerato. Nuoce al film un montaggio disorganizzato, un'eccessiva lunghezza, una certa confusione che va dal ribellismo anticonsumista allo spiritualismo fino al western di modernariato: compilation di sani ideali anni Settanta. Il risultato è stravagante, curioso, fuori norma, come l'ambiguità en travesti del gustoso John Hurt, scandalosa Contessa in velluto nero attillato, anelli, unghie rosso giungla alla Jane Russell e sigaretta con bocchino per fumate liberty. Bizzarro ma datato, grottesco ma non spiritoso, il film, che finisce su un cielo stellato, è una compilation di quella controcultura americana che, a dittatura televisiva avvenuta, va ringraziata di cuore." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 6 giugno 1995)
"Una compilation di ambientalismo, spiritualità, filosofia orientale, sessualità trasgressiva, allucinazione, on the road, Timothy Leary e Jack Kerouac, femminismo e anti-consumismo, Krishna e Bonanza, i guru e Nixon, estasi, armonia, grottesco: tutto (troppo...) quello che avreste voluto sapere sulle origini dell'anticonformismo e non avete mai osato capire. Ne lo capirete - se c'è qualcosa da capire - con questo film pasticciato, esoterico, eccentrico snob e popolare, sorta di impossibile remake estremo e folle di Donne di Cukor, sceneggiato da Andy Warhol e diretto da un John Ford in acido." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 9 giugno 1995)
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