"Piccolo film di Carmine Amoroso, sincero, personale, sensibile, 'cover boy' arriva in ritardo dopo molti premi, festival e dopo molte vicissitudini. (...) Il film girato a basso costo con tecnologia leggera, ha uno stile non sentimentale, osserva, non giudica, rimbalza tutto da dentro, capace di analisi. I due attori si scambiano malinconie da comunità europea, il ballerino Eduard Gabia e Luca Lionello, esprimendo sottigliezze non comuni." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 marzo 2008) "Se il film sembra più grande del suo budget, è anche perché Carmine Amoroso manovra il formato digitale HDV con un occhio non televisivo, ma cinematografico. Ne esce un'operina convincente, che racconta storie di solitudini mentre aggiorna, in chiave culturale italiana, il repertorio del film di strana-coppia. Fornendone una versione tantopiù personale, perché collocata su un preciso sfondo sociopolitico. Non fa meraviglia che, tra i premi vinti in vari festival internazionali, 'Cover boy' abbia ottenuto quello di miglior film al Festival politico di Barcellona. Non lancia parole d'ordine né declamazioni, beninteso: e tuttavia il messaggio è forte e chiaro. Come testimoniano la voce di papa Ratzinger e quella di Silvio Berlusconi in uno dei discorsi in cui smentiva l'esistenza della crisi economica."(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 marzo 2008) "L'indiscutibile qualità non salva 'Cover Boy' dall'ignominia dei contenuti, che comprendoni raffiche di demagogia, disattenzione storica, vittimismo e ambiguità sessuale che è valsa il plauso dei gay. (...) Se il regista militante Carmine Amoroso si prendesse la briga di visitare le periferie di Mosca, New York, Rio, scoprirebbe cose che al cospetto di quanto ci mostra dell'Italia e di Bucarest potremmo perfino compiacerci." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 21 marzo 2008) "'Cover boy' è un classico film low budget realizzato, non classicamente, con una nuova tecnologia digitale dai risultati sorprendenti. Il regista è Carmine Amoroso, qui alla sua seconda opera, ma con un buon passato di scrittore e sceneggiatore. (...) Al di là della teoria sociologica, il film rende con una certa partecipazione e commozione la vita errante di questi due personaggi della vita occidentale. Oltre ai due protagonisti si affacciano, in partecipazione straordinaria, Luciana Littizzetto e Chiara Caselli." (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 marzo 2008)
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