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"Un 'misterino' che un Alain Delon protagonista e produttore tenta di rendere affascinante e ambiguo, al di là della regia semplicemente da maggiordomo di Gilles Behat, creando un personaggio curioso, fanatico, solitario, che fa allenare i suoi ballerini fino a farli, non metaforicamente, scoppiare. Ma al di là di questo psicopatico presunto colpevole il film,tutto notturno, non offre granché, oltre alla solita buona caratterizzazione di Brasseur, anch'egli abbastanza nevrotico". (M. Po., Il Corriere della Sera, 24 maggio 1992).
"Alain Delon, nei panni di Alan, claudicante, ambizioso, spietato, misterioso, ha saputo suscitare atmosfere cupe e molto tese, in cifre in cui la verità fatica molto a farsi strada e ogni versione che lo riguarda risulta sempre verosimile ( vittima, mostro, un uomo ferito, un uomo che vuole vendicarsi)". (G.L. Rondi, Il Tempo, 26 maggio 1992).
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