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"Puoi rimanere qui per sempre. C'è solo una piccola cosa da fare, prima..."
La piccola Coraline Jones, undici anni, si è appena trasferita dal Michigan in Oregon insieme a sua madre e a suo padre, una coppia di scrittori che si occupa di manuali di botanica. Lontana dagli amici, trascurata dagli impegnatissimi genitori, Coraline si annoia: tutto ciò che può fare è vagare per la grande casa rosa in cui vive, annotando il numero di porte e finestre che contiene... un'attività all'apparenza inconcludente, almeno fino a quando la bimba non trova, nascosta dietro alla tappezzeria, una misteriosa porticina che sembra non condurre a nulla; è murata.
Ma, una notte, lo squittio di un topolino la sveglia e la guida alla porticina, dietro alla quale ora si estende uno strano corridoio blu che si apre su un mondo parallelo. Qui Coraline ritrova i suoi genitori, i suoi insoliti vicini (l'acrobata russo Mr. Bobinsky e due attempate attrici inglesi) e il suo nuovo "amico" Wybe, soltanto che tutto è molto più colorato, più divertente e più intrigante. Un sogno divenuto realtà.
Però c'è qualcosa di strano, qualcosa che Coraline non sa spiegarsi: in quel mondo così affascinante, tutti, compresa la sua dolcissima Altra Madre, hanno dei bottoni cuciti sugli occhi...
L'altra fiaba
Dobbiamo essere grati a Henry Selick per aver riportato al cinema l'animazione a passo uno, o stop motion, sempre abbastanza rara nei lungometraggi nonostante i mirabili sforzi della Aardman e di Tim Burton. Tecnica antica quasi quanto il cinema (uno dei film più famosi, Les allumettes animées di Emile Cohl, è del 1908), lo stop motion ha segnato l'arte di alcuni fra i più grandi nomi dell'animazione (George Pal, Ray Harryhausen, Jiri Trnka, il primo Cavandoli...) e, soprattutto nella forma dei pupazzi animati, sembra esprimere quel particolare "orrore essenziale", quel timore innato di cui parlava Freud riferendosi alla visione della materia inanimata che prende vita, confondendo così la naturale concezione di ciò che è realmente vivo, dunque animato, e di ciò che non lo è (fino a che punto "un oggetto privo di vita può essere considerato effettivamente privo di vita"?).
Ed è proprio questa la ragione per cui lo stop motion si presta particolarmente alla storia di Coraline, partorita dalla mente di quell'esploratore di incubi infantili (e non solo) che è Neil Gaiman: l'inquietante turbinio di sogni e paure, di figure grottesche sempre chiuse nelle proprie ossessioni (è così per i bizzarri vicini di casa della protagonista, ma anche per i suoi grigi genitori), trova la sua espressione ideale nell'animazione dei pupazzi, oggetti materiali e concreti che accompagnano la quotidianità di ogni bambino; una storia di allucinazioni infantili costruita con elementi dell'immaginario infantile, si potrebbe dire. Perché Coraline, in fondo, non è altro che il lato oscuro e gotico della Città incantata di Miyazaki, mondo parallelo in cui una ragazzina annoiata - qui, una novella Alice - ritrova la gioia di vivere la sua vita "normale".
Ma nel film di Selick è la dimensione dell'incubo a dominare la scena, un incubo prettamente infantile poiché coinvolge un amore materno "deviato", distruttivo, che alletta e corrompe con promesse d'effimera felicità non così dissimili nemmeno dal Paese dei Balocchi di collodiana memoria. Una storia ispiratissima che indaga i desideri più intimi dei bambini, e in cui i bambini stessi sono gli assoluti padroni della loro sorte, e affrontano, non subiscono, le minacce incombenti sulla loro giovane vita e le creature che ne sono portatrici (impossibile non pensare anche a It, da questo punto di vista).
Tutto ciò ovviamente non potrebbe funzionare senza il talento visionario e la raffinata animazione di Henry Selick, talmente suggestivi da rendere abbastanza superflua una fruizione in 3D (le scene che lo sfruttano realmente sono divertenti, ma in numero piuttosto esiguo): Coraline è una tempesta di idee, di follie visive che spaziano dalle tonalità spesso monocromatiche o tenui del mondo concreto, alle policromie notturne del mondo parallelo, con situazioni al limite dell'assurdo che sembrano davvero seguire la sola logica del sogno. Un sogno dark cullato dalle musiche di Bruno Coulais, dolce accompagnamento per una fiaba oscura e ironica, vero trionfo della creatività al cinema.
Da vedere.
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"Henry Selick era l'autore (insieme a Tim Burton) del fantastico 'Nightmare Bifore Christmas'. Questa volta, invece, il film e stato concepito e realizzato a tre dimensioni (il primo in assoluto con pupazzi in 'stop motion'), mischiando tecniche artigianali e tecnologie all'avanguardia, che si sommano con la cura delle scenografie, la profondita di campo, lo studio dell'incidenza della luce. Va detto, però, che la tridimensionalita non e il fine, ma solo uno dei mezzi. (...) Perche il 3D e al servizio di una storia forte, fondativa addirittura. Anziche lisciare e rassicurare il pubblico, come la maggior parte dei cartoon, la fiaba di Coraline ci parla del divario tra fantasia e realta, degli universi taroccati dell'edonismo e della quantita d'illusione che ciascuno di noi e disposto a tollerare pur di non guardare il mondo a occhi aperti." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 19 giugno 2009) "Difficile rendere più concrete e vivide le angosce dell'infanzia, ma il tocco di genio di Selick sta nell'inventiva sfrenata con cui anima ambienti e figure di contorno: topi che eseguono parate in stile sovietico, anziane attrici ancora piene di ardori, gatti che parlano e scompaiono come 'Alice nel paese delle meraviglie' gotica. Un magnifico assaggio di ciò che può dare il 3D al cinema d'autore. Se ne avra la possibilita." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 giugno 2009) "'Coraline e la porta magica' e il nuovo film di Henry Selick, 56enne del New Jersey, mago dell'animazione gia collaboratore di Tim Burton per 'Nightmare Bifore Christmas'. (...) 'Coraline' e bellissimo: e un cartone animato in 3D dove la tridimensionalita ha un suo perche, non si limita a un'ostentazione di oggetti sporgenti; e in fondo la natura stessa della storia, imperniata su un mondo multiplo come i colori dei famigerati occhialetti necessari per la visione." (Alberto Crespi, 'L'Unita', 19 giugno 2009) "Attenzione a quello che si desidera perche i desideri possono avverarsi. E' questa la riflessione da cui parte 'Coraline e la porta magica' che affronta il turbolento mondo dell'infanzia con un film complesso e affascinante. Va chiarita subito una cosa, però: non e una pellicola per bambini sotto gli 8/10 anni. Selick, che ci ha abituato al ribaltamento dei mondi del bellissimo 'Nightmare Bifore Christmas', mette in scena la storia di una ragazzina sveglia e curiosa, scontenta però dei genitori troppo occupati con il loro lavoro." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 19 giugno 2009) "Si scorgono le tracce degli archetipi di 'Coraline', cominciando da 'Alice nel Paese delle meraviglie', passando per 'Pinocchio', fino a 'L'invasione degli ultracorpi'. Ma la costruzione degli ambienti e completamente diversa. Anche la psicologia di Coraline e abbastanza originale. Un'ora e quaranta minuti sono tanti per un film d'animazione, anche se esso unisce per la prima volta la tecnica dello stop-motion e quella del 3D. Ne il ritmo e travolgente. Quindi o gli accompagnatori dei bambini ricorreranno a un lungo riposo preventivo, o dovranno farsi raccontare, poi, il film dagli accompagnati." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 giugno 2009) "'Coraline' e davvero incantevole: nel disegno bellissimo ispirato a un film precedente co-diretto dal regista Selick insieme con Tim Burton, 'Night Bifore Christmas' nella vicenda tratta da un libro per bambini di Neil Gaimen d'immenso successo e prima ancora da 'Alice nel paese delle meraviglie'; nella realizzazione in 3D con relativi occhialini. (...) Molto bello." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 giugno 2009) "Henry Selick realizzò con Tim Burton 'A Nightmare Before Christmas'. Qui ribadisce il gusto gotico allestendo una favola nerastra fitta di luminosi dettagli sopraffini in stop motion (marionette e microdettagli in plastilina fotografati passo passo). E la arricchisce in 3D e - nel finale - con il digitale. Ne esce un capolavoro tecnico di macabra eccellenza. Non e per i piccolissimi, ma per i piccoli sì. Può far paura, certo. Spaventi formativi che matureranno le baby coscienze." (Alessio Guzzano, 'City', 19 giugno 2009) "Il dosaggio sapiente di effetti visivi potenti ed evocativi, il tono narrativo sempre adeguato e lo sviluppo misurato dei vari personaggi rendono godibilissima questa pellicola, capace di veicolare anche messaggi tutt'altro che banali in una societa in cui si vale non per ciò che si e ma per ciò che si riesce anche falsamente a mostrare e le persone sono considerate solo come potenziali acquirenti cui indurre desideri. Un mondo in cui il più delle volte però si scopre, a volte dolorosamente, l'illusorieta e persino la pericolosita sia di un insensato apparire, sia di uno spasmodico desiderare. Ed e quello che, nel suo piccolo, sperimenta Coraline, la ragazzina protagonista della storia. Annoiata e insoddisfatta da genitori che, presi da un lavoro che non amano, non le prestano la dovuta attenzione, Coraline, come Alice, finisce magicamente in un mondo parallelo che non e molto diverso dal suo, anche se decisamente migliore. (...) Tutto bene, dunque? Non proprio, perche anche in questo mondo tutto ha un costo. Anche la felicita. La ragazzina e subito colpita da un particolare tutt'altro che secondario. Tutti i personaggi di questo mondo apparentemente perfetto mostrano un agghiacciante particolare: hanno due bottoni al posto degli occhi. E presto scoprira che e quello il prezzo che dovra pagare se vorra vivere per sempre in quella dimensione in cui tutto sembra bellissimo. Ma rinunciare ai suoi occhi - e la proposta della strega malvagia che si cela sotto le vesti dell'"altra mamma" equivale a vendersi l'anima, come Coraline avra modo di appurare con sgomento. La bambina dovra dimostrare tutto il suo coraggio per liberarsi dalla trappola tesagli dalla strega. (...) Non manchera il lieto fine, come in ogni favola che si rispetti. Il come ci si arrivera, tra non pochi colpi di scena, lo lasciamo agli spettatori (per inciso, il film non e adatto a bambini molto piccoli). Ma sia ai grandi che ai piccini sicuramente non sfuggira la morale della storia magistralmente confezionata da Selick e dai suoi quattrocentocinquanta collaboratori in sette anni di lavorazione: un mondo perfetto non esiste, nemmeno nell'immaginazione; la fantasia non e sempre migliore della realta, perche a volte anche il sogno più piacevole può trasformarsi nel peggiore degli incubi; la felicita vera e quella di tutti i giorni, fatta di piccole, grandi cose, con le sue sorprese e i suoi limiti; basta solo saperla riconoscere e apprezzare." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 25 giugno 2009)
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