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Complici Del Silenzio Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-04-16 12:47:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Giudizio: OOOOO

Si può raccontare un dramma collettivo coi toni esagitati del feuilletton? La risposta - inequivocabile suo malgrado - è Complici del silenzio di Stefano Incerti, che ripercorre la tragedia dei desaparecidos argentini inciampando sulle traversie sentimentali di un reporter italiano inviato a Buenos Airos per i Mondiali del '78, e una guerrillera in lotta contro la giunta militare al potere. I due protagonisti - Alessio Boni e Florencia Raggi - sono belli, spavaldi e impassibilmente dolenti. Affettati oltre ogni limite. Tra un incontro al buio e un amore a prima vista ci si mette però il destino. Cieco. Come i due amanti che si ritrovano bendati e vessati nell'isolamento di una prigione segreta, a scontare pene d'amor perduto e torture di un regime stolto. Quest'ultimo è il ritratto senza spessore di un potere sadico, maniacalmente dedito al male. Non è l'unico reperto di un immaginario abusato. Il cliché è un ritornello che suona in ogni situazione, per ogni personaggio. Dalla tranche de vie borghese e collusa, alla stanca iconolatria dell'eroe coraggioso e senza macchia. Non bastava poi lo scambio tra il melò e l'inchiesta, Incerti inverte anche l'effetto con la causa: prodigo quando deve sciorinare atrocità e vigliaccate, avaro nella ricerca di trame e moventi dietro le mani degli aguzzini. La violenza - pur scrutata senza remore - diventa un velo che impedisce di vedere oltre. Se l'intento non è ricattatorio, la soluzione è comunque la più facile. In linea con un'operazione che imbocca tutte le scorciatoie senza mai sprofondare con i piedi nel fango. Rabbiosa più che indignata. Capace di urlare, ma non di rompere il silenzio.

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Complici del silenzio
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-04-17 09:00:51
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Una gigantesca farsa chiamata Mundial

Il giornalista Maurizio Gallo (Alessio Boni) arriva in Argentina insieme al collega Ramponi (Giuseppe Battiston) come inviato sportivo per il Mundial del 1978. Conosce Ana (Florencia Raggi), ex fidanzata di un suo amico emigrato in Italia, e se ne innamora. L'attivismo della donna e alcune foto 'scomode” di Carlos, un suo parente, stimolano in Maurizio una presa di coscienza della terribile realtà in cui si trova il paese, tutto rivolto omertosamente verso i fasti della manifestazione sportiva: una mera copertura della dittatura spietata del Generale Videla…

Scriva bene del nostro paese, scriva la 'verità”!

Qual è la verità da raccontare in un paese in cui una dittatura militare fa sparire la gente, la tortura e la uccide senza appello nell'indifferenza generale?

Certamente una realtà dura, affrontata e narrata con coraggio e senza peli sulla lingua da Stefano Incerti (L'uomo di vetro, La vita come viene), regista d'impegno sociale e continuatore ideale delle opere di Francesco Rosi. Tenendo ben presente il capolavoro di Costa-Gavras Missing – Scomparso, non si può far altro che elogiare e promuovere certo cinema italiano, così lontano idealmente, strutturalmente e formalmente, dai film sbanca-botteghino di bassa lega.

L'attenzione di Incerti per i dettagli alza il livello qualitativo dell'intera opera: la ricostruzione degli ambienti, la scelta dei costumi, la ricercatezza di alcune inquadrature, tutto mostra la bravura del regista, nonché una sua forte volontà di accogliere il pubblico nell'intreccio della vicenda, rendendolo partecipe del clima di sconcerto vissuto dal protagonista. Lo spettatore finisce così per accostarsi e immedesimarsi pienamente nel personaggio, interpretato con misurata tragicità da Alessio Boni (La meglio gioventù, Arrivederci amore, ciao), imbrigliato in una continua alternanza di status fra un inconsapevole e travolgente trasporto amoroso e la drammatica presa di coscienza dell'attualità (per il '78) argentina. C'è spazio anche per scene di pura poesia: un incontro di sguardi e il clarino di sottofondo culminano in una scena d'amore potente (fra Maurizio e Ana), espressa nell'intreccio dei corpi immersi nella luce rossastra degli interni.

Il regista non lesina momenti davvero spiazzanti, dove un climax leggero impenna improvvisamente con scene di rastrellamenti non preventivati o con commuoventi schiere di corpi ammassati: scene da togliere letteralmente il fiato. Così come riserva un occhio particolare per la città, quasi fosse un intruso che scruta i volti, indaga silenziosamente per proprio conto fra l'omertà di un popolo che sa, ma non ammette, per poi perdersi tra le vie e i vicoli di una Buenos Aires in fermento per il Mundial. L'evento sportivo per eccellenza, atteso da milioni di persone in tutto il mondo, cala come un enorme telo di menzogne e falsità sulla città dei desaparecidos, dove chiunque potrebbe essere tacciato di intenti rivoluzionari e sparire nel nulla: i complici del silenzio, signori di omertà e noncuranza, si svegliano troppo tardi, solo quando la tragedia è alle porte della loro casa, li tocca nel privato e va a minare un equilibrio falsamente portato avanti.

Un film di denuncia e di memoria storica, da far vedere alle nuove generazioni.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.

Scheda Film
Complici Del Silenzio
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-06-10 04:28:22
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Le disavventure di malcapitati nostrani nel Sudamerica fascista - Cile e/o Argentina anni '70 - e oggi un genere cinematografico codificato da autori con tragiche esperienze personali (Mario Bechis), passate rabbie civili mai digerite o voglia di malafiction bisognosa di realismo. Non e il caso di Stefano Incerti de 'Il verificatore' e 'L'uomo di vetro' (recuperateli!), ottimo regista che ha per maestro Francesco Rosi, sa girare scene di sesso e inseguimenti, scolpire l'urlo delle vittime, degli emigranti traditi, persino lo sguardo del maligno. E sa spremere il meglio da un bravo attore troppo telesprecato." (Alessio Guzzano, 'City', 17 aprile 2009) "Il film di Incerti poteva essere migliore e tuttavia va segnalato il grandissimo interesse della materia che esplora. La stampa internazionale accorsa a celebrare il trionfo di Menotti, Kempes e compagni fu complice del silenzio?." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 17 aprile 2009) "'Complici del silenzio' sfiora mille possibili piste narrative senza seguirne fino in fondo nessuna. Come una fiction, perdonateci la banalita. Peccato." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 aprile 2009) "Classica trafila, la presa di coscienza del reporter sportivo ma il film, protetto dal lieto fine, rievoca con passione un calvario antico, offre glossa sull'emigrazione in Sud America ('per abbassare la disoccupazione ed evitare il caos') restando a mezzo tra piccolo e grande schermo con un Alessio Boni decisamente impegnato, espressivo, anche se la love story con la Raggi e solo un espediente." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 aprile 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.



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