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Poli opposti
Giada è una studentessa di scienze della comunicazione, solitaria e trascurata; non le interessa la vita sociale, né tanto meno l'esile mondo delle apparenze, di cui, invece, analizza i limiti, denunciando la cultura dell'esteriorità insieme alla mercificazione del corpo femminile. I suoi ideali cominceranno però a vacillare quando incontrerà Riccardo, meno brillante negli studi ma 'impegnato” a soddisfare il richiamo dei sensi fra notti in discoteca, superalcolici, ragazze disinibite e automobili potenti: difficile che i due possano andare d'accordo, eppure Riccardo – per futili ragioni – riesce a sedurre Giada, che si troverà ad accogliere proprio quel mondo in precedenza tanto disprezzato…
Il fragile gioco delle apparenze
Per dimostrare la superficialità del mondo e la stupidità degli uomini, Cristiana Capotondi s'imbruttisce nello stereotipo della ragazza asociale e ingobbita dallo studio, crisalide pronta a diventare farfalla; sensazione di deja vu? Ma certo, è proprio la storia del brutto anatroccolo, trasportata nell'era dei telefoni cellulari, delle griffe e dei cervelli bruciati dalla cocaina e dalla peggior cultura televisiva: Come tu mi vuoi (ingiustificata citazione pirandelliana) non è nulla di più, nonostante le ambizioni critiche e i tanti discorsi da studente di sociologia della comunicazione che emergono nella sceneggiatura, contraddicendone la presunta umiltà. Così, fra l'idiozia di una gioventù annoiata dal troppo denaro e il fascino luciferino della bella apparenza, il film fa il gioco di quel mondo che vorrebbe denunciare, e glorifica il percorso di una ragazza – non brutta, bensì trascurata – che si è lasciata alle spalle la vita precedente in favore di una strada più semplice, e ha visto schiudersi le porte dell'amore e della realizzazione professionale. D'altra parte, viviamo pur sempre in una società maschilista.
Anonimo nella regia, poco ispirato nelle trovate comiche e insipido nelle interpretazioni (Vaporidis si prende in giro e la Capotondi si impegna, ma a vuoto), Come tu mi vuoi difetta anche nel ritmo, e sottopone a 107 minuti che paiono tre ore: puro, vacuo cinema dei 'telefonini bianchi”, per citare la felice definizione coniata da Maurizio Porro.
DVD Caratteristiche tecniche
Formato video: 1.85:1 16:9
Formato audio: italiano dolby digital 5.1
Sottotitoli: italiano per non udenti
Il film è proposto da Medusa Home Entertainement in edizione a disco singolo, con una discreta qualità audio/video. La pellicola è pulita, il livello di definizione - mediamente buono - è uniforme, e i rumori video non sono rilevanti. Il limite più evidente è rappresentato dalla compressione che mostra fenomeni di Macropixel piuttosto vistosi, soprattutto negli interni più scuri e nei movimenti di macchina più veloci. La resa cromatica è molto naturale in tutto il film.
L'audio mostra dialoghi nella norma, anche se in alcuni punti sopraffatti dalla musica.
Contenuti speciali
Il comparto extra non è particolarmente ricco.
Backstage
24' di dietro le quinte con scene dal set.
Interviste
32' di interviste di Marco Spagnoli ai protagonisti Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi e al regista esordiente Volfango de Biasi.
Trailer
Trailer del film con video in letterbox e schede testuali del cast tecnico-artistico.
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