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"La forza del film va cercata nella prova fornita dagli attori, in particolare da Colm Meaney". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 8 settembre 2001) "Il film ha una sua indubbia dignità; ma, da un lato, sembra un cortometraggio gonfiato fino alle misure di un lungo, dall'altro fa intravedere un gap culturale che gli nuoce. E' come se Paskaljevic trapiantasse senza mediazioni la sua cultura slava (in origine, doveva girare in Serbia) in un contesto che non gli appartiene travestendo 'caratteri' slavi da irlandesi con uno strano effetto di spaesamento". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 settembre 2001) "Bizzarro e originale, il film si configura come una variante senza sole né allegria di 'Un uomo tranquillo' di John Ford, con un protagonista afflitto da uno strano incubo: quello di trasformarsi in un albero, venir segato e utilizzato per confezionare tante casse da morto". (Tullio Kezich, 'Corriere della sera', 8 settembre 2001)
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