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Mondi a confronto
Nel reame di Andalasia, la vita trascorre pacifica e senza sorprese: la splendida Giselle attende il vero amore, il principe Edward sconfigge innumerevoli troll, gli animali conversano amabilmente con gli esseri umani e tutti sono felici. Tutti a eccezione della regina Narissa – matrigna di Edward – che, preoccupata all'idea di perdere il trono, sfrutterà ogni mezzo possibile pur d'impedire al figliastro di sposarsi; così, quando quest'ultimo incontra Giselle (innamorandosene all'istante, com'è ovvio), la strega scaraventa la povera ragazza in un mondo privo di speranza e di lieto fine, un mondo di totale, assoluta infelicità… il nostro. Giselle emerge da un tombino in piena Manhattan, disorientata, incredula e sola: chi l'aiuterà, mostrando buon cuore? E soprattutto, le logiche della fiaba possono funzionare anche nella dura realtà?
Giocare con l'immaginario
Dopo sette decenni di successi, dopo aver ottenuto il monopolio pressoché assoluto sull'infanzia di ogni spettatore cinematografico esistente, anche per la Disney è giunto il momento di fare dell'autoironia, mostrandosi consapevole delle logiche interne al proprio lavoro. Perché Come d'incanto gioca con il nostro immaginario: le avventure di animali ciarlieri, sadiche e sensuali regine, eroi coraggiosi e aspiranti principesse – tutti con la spiccata propensione al bel canto – sono incise nella memoria di ognuno di noi, come pure le meccaniche che ne regolano le storie. E il film, sradicando tali meccaniche da un contesto stereotipato (quello del cartoon iniziale, di estrema e volontaria 'classicità” anche nell'animazione), le rende palesi, le sovverte e le declina al mondo triste e grigio in cui viviamo; funzioneranno? In un cortocircuito fra dimensione reale e dimensione da fiaba, le bestiole di città rassettano gli appartamenti, Central Park si lascia coinvolgere in un musical stile Hollywood dei bei tempi che furono, e il candore della dolce Giselle c'insegna che l'amore non è materia poi così complessa: forse c'è una speranza anche per noi.
Irresistibile e trascinante, Come d'incanto riesce nel difficile equilibrismo di far convivere la sua natura fiabesca e disneyana con lo spirito di una innocente parodia, cogliendo, da una parte, un terapeutico ottimismo e le ottime musiche di Alan Menken, e dall'altra il gusto per la messa a nudo dei cliché. Così, fra il divertimento degli effetti speciali e un ritmo privo di soste, si esce dalla sala felici e contenti, almeno per un po'.
Bravissimi Susan Sarandon, James Marsden, Timothy Spall e soprattutto Amy Adams, veri e propri cartoon in carne e ossa. Da vedere, a qualunque età.
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"Aiuto, com'è ancora furba casa Disney. Fa e disfa dentro le proprie fiabe ed ottiene un plusvalore (pure da videogame) di divertimento che nella prima parte è ironico e spiritoso, poi cede il passo a trucchi e sospiri. Trattasi di liberare dalle pagine e inserire a New York oggi le My Fair Stars, la Fatina Biancarentola o Ceneneve, la Strega cattiva, il Principe più o meno azzurro (vedi 'Shrek'). (...) Non manca, dopo 'Ratatouille' la scena al ristorante. Amy Adams fa la vezzosa, Patrick Dempsey il rubacuori e Susan Sarandon incattivisce a vista con gran bravura." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 dicembre 2007) "Se 'La leggenda di Beowulf' cerca di proporre un'animazione il più realistica possibile, 'Come d'incanto' di Kevin Lima ha l'idea opposta: realizzare una commedia dal vivo che sembri un cartone animato. E per essere ancora più precisi gli autori del film fanno cominciare questa favola moderna proprio come un cartone Disney vecchio stile, per poi passare al film dal vivo d'ambientazione newyorchese (...) 'Come d'incanto' è semplicemente incantevole, soprattutto grazie alla Adams, già notata come moglie stralunata con pancione nel non distribuito da noi Junebug. Spiritosa, elegante, candida, arguta e bellissima. In quattro parole: la nuova Julie Andrews, che fa un'apparizione tutelare come voce narrante. Il film è un ottimo pretesto per innamorarsi di lei. Come per magia." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 dicembre 2007) "Un mix di cartoon e realtà. Non è una novità assoluta, almeno per la Disney. In questo caso l'inizio volutamente stucchevole, con uno stile grafico che si riallaccia alla stagione d'oro della premiata ditta, gli anni Quaranta e Cinquanta, è utile al racconto, e dimostra che il cartoon, visti i progressi della tecnica digitale, è stato devitalizzato e non può competere con le immagini live. Una rivoluzione annunciata, quasi un requiem per il cartoon. (...) Rovesciando i racconti di Mark Twain o di Michael Crichton, è il passato che invade il presente. C'è di che divertirsi ed il cinismo si aggiunge all'amore, alle canzoni, ai cinguettii. In breve: una piccola e piacevole rivoluzione che non dispiacerà a grandi e piccini." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 7 dicembre 2007) "Una bolla di sapone, si dirà. Ma la fattura è impeccabile e la protagonista indovinatissima." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 14 dicembre 2007) "La morale della fiaba è delle più tradizionali: non occorre rifugiarsi nel mondo delle fiabe; anche nella vita della più caotica delle metropoli c'è magia, ecc. Una volta tanto, però, Biancaneve è coinvolta in un ménage a tre. Segno che, almeno un po', i temi cambiano anche in casa Disney." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 dicembre 2007)
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