Un triangolo noir
Adrian (Riccardo Scamarcio) è un giovane scultore, talentuoso e ambizioso, con una grande voglia di affermarsi nel mondo dell'arte. La sua prima opera, esposta in una mostra di artisti esordienti, attira lo sguardo di Gloria (Vittoria Puccini), una studiosa d'arte nonché compagna di Lulli (Sergio Rubini), uno dei maggiori critici. Tra l'artista e Gloria nasce subito un sentimento molto forte; i due diventano amanti e lei sarà fonte d'ispirazione e guida per il giovane talento. Lulli sembra accettare la separazione dalla ragazza, al punto da prendere sotto la sua ala protettrice Adrian, e portarlo in poco tempo al successo. Ma la sua aspirazione è un'altra, rivuole indietro quello che è convinto sia suo, Gloria, e farà di tutto per ottenere ciò che desidera.
'Un critico e un artista, praticamente il diavolo e l'Acqua Santa”
Un giallo tendente al noir con una punta di thriller psicologico e una spruzzata di dramma: praticamente tutto e niente. Il lavoro di Rubini è un'altalena, tra aspetti più o meno riusciti e altri decisamente meno, un moto ondulatorio che non riesce mai a trovare una sua realizzazione concreta e un suo equilibrio narrativo.
Un film di questo tipo – comunque lo si voglia catalogare – dovrebbe annoverare tra i suoi punti di forza, nonché imprescindibili basi su cui poggiare, la suspance, la forza emotiva, un senso di oppressione; tutti ingredienti che servono per lasciare lo spettatore senza fiato, o perlomeno scosso. Che non significa necessariamente velocità nella narrazione, colpi di scena a ripetizione o morti violente dietro ogni angolo. Si può dare – metaforicamente parlando – un pugno allo stomaco del pubblico anche senza tutti questi espedienti (Onora il padre e la madre è esemplare in questo senso). Rubini non riesce a creare questo sostrato importante, anzi imprescindibile, per attivare nello spettatore quel senso di malessere e ansia tipico dei migliori film di tale genere.
L'opera, in ogni caso, non è priva di qualità. Va dato atto al regista di aver provato qualcosa di diverso, di insolito nel panorama italiano degli ultimi anni. Le scelte di regia sono buone, le inquadrature e i movimenti di macchina svolgono in pieno il loro lavoro e le musiche sono davvero ben scritte, coinvolgenti e – queste sì – riescono a creare un forte senso opprimente per lo spettatore. Tutto ciò però non basta quando a livello di sceneggiatura il film latita e la recitazione degli attori non riesce a elevare il lavoro, finendo così per dare vita a un film come tanti altri: mediocre.
Povero di forza narrativa
Banale, scontato, poco convincente. Ancora prima che le scene si concludano si ha la sensazione – quasi sempre confermata – di come queste andranno a finire; un bel problema per un giallo! Ma quello che maggiormente manca a questa pellicola è la forza narrativa, quella che tiene lo spettatore incollato alla poltrona per tutta la durata del film.
A livello puramente tecnico è un film che oscilla tra il discreto e il buono, ma se si pensa che il cinema è soprattutto emozioni e sentimenti, allora Colpo d'occhio rivela più di un difetto.
Copyright © Spaziofilm.it 2008.
Copyright © Cinematografo 2008.
"Fra i pregi di 'Colpo d'occhio' c'è quello di creare un filo diretto fra il cinema e l'arte contemporanea, rappresentata dalle sculture indefinite e misteriose di Gianni Dessì. Il tutto incalzato dall'avidità di Rubini nell'incamerare immagini: Roma antica e contemporanea, ma anche la spiaggia tirrenica, la campagna del buon ritiro, la Berlino postmoderna e una rincorsa attraverso l'eclettica esposizione delle Corderie veneziane. A tratti l'accavallarsi delle proposte visive evidenzia i limiti di una drammaturgia che vorrebbe applicare la formula del thriller senza conoscerne a fondo i meccanismi: ma le attrattive del film sopravanzano." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 21 marzo 2008) "Rubini sorprende sempre. Dimostrando, anche quando le sue ciambelle riescono con il buco imperfetto, la capacità - l'audacia - di mettersi alla prova su strade inesplorate. Non proprio inesplorato è il terreno melodrammatico, il gusto dell'eccesso talvolta grottesco, la sensibilità per personaggi estremi. Col tempo si è anche affinato il suo piacere di attribuirsi ruoli non da protagonista: ma, benché laterali, da chiave di volta. In 'Colpo d'occhio' fa la prima cosa e la seconda. La prima contaminando il romanzo sentimentale a forti tinte con il thriller hitchcockiano in un plot che forse avrebbe potuto integrare Dario Argento ma senza spargimento di sangue. La seconda riservandosi un ruolo mefistofelico, nel prendersi un divertimento maliziosamente ammiccante" (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 21 marzo 2008) "Ambienti, paesaggi, palazzi sono scelti bene, con una grandiosità rara nel nostro cinema sempre tra quattro anguste pareti. Se il film non può dirsi riuscito è per la sceneggiatura. La storia manca di semplicità e di linea, mette insieme un minestrone di personaggi e aspirazioni: eppure è comune interessante." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 marzo 2008) "C'è originalità di contesto: per antecedenti, si deve risalire a 'Via Margutta' di Camerini, 'La notte' di Antonioni, 'Lettera aperta a un giornale della sera' di Maselli e 'La terrazza' di Scola. Rubini punta su una prospettiva individuale, non collettiva; su un duello estetico, se non rusticano; e così esce rimpiangendo solo che Scamarcio non fotografi più a lungo la Puccini nella cascata." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 marzo 2008) "Scamarcio deve fare ancora molta strada, le sue potenzialità sono tante ma deve mettersi a lavorare, svestendo i panni del divo. Rubini, invece, è sempre più bravo come attore e anche come regista, dimostrando con questo 'Colpo d'occhio' di saper indagare la psiche e di saper raccontare mondi a lui lontani, come quello dell'arte contemporanea e i suoi rituali." (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 marzo 2008) "Magari Rubini non è a suo agio qui come nei suoi film più sentiti 'Tutto l'amore che c'è', 'La Terra', anche se fa un gran lavoro sui suoi protagonisti Scamarcio e Vittoria Puccini. E cerca una strada diversa, il giallo psicologico con ambizioni, in un momento così particolare del nostro cinema, quando, alla fine, il problema principale sarà solo l'incasso pasquale." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 21 marzo 2008)
Copyright © Cinematografo 2008.
| Indiana Jones e il Regno del Teschio... Cameron Diaz Gomorra Carnera Un amore di testimone Sex and the City Le Cronache di Narnia: Il Principe Caspian |